Guaranì
Home Links generali Canada Chiapas Chiapas2 Guaranì Guatemala Innu Inuit Lakhota Mapuche Navajo Perù Potawatomi Seminole Sioux Tarahumara Tibet Tibet2 Yanomami Yanomami2

 

 

Riscatto culturale

 

 

GUARANì KAIOWA

 

Cenni storici

Caratteristiche culturali

La connotazione dell'opposizione culturale

Il grado di collegamento ad altri gruppi

Informazioni pratiche e iniziative

Diritto indigeno

Obiettivi dichiarati

Sitografia

 

Le regioni brasiliane.

 

Cenni Storici

La vita degli amerindiani brasiliani fu investita da una svolta epocale il 1° gennaio 1500, quando l'esploratore portoghese Pedro Alvares Cabral approdò sulle coste del Brasile; quattro mesi dopo, il 22 Aprile, ne proclamò egli stesso l'appartenenza alla Corona Portoghese, senza considerare un impedimento la presenza di milioni d'aborigeni estranei alla Chiesa cattolica e considerati cannibali.
Gli attuali 27 stati in cui è suddiviso il territorio brasiliano, tra cui Acre, Amazonas, Bahia Espiritu Santo, Mato Grosso do Sul, Paraiba, Rio Grande do Sul, Rio Grande do Norte, Rio De Janeiro e Sao Paulo rappresentavano le terre tradizionali originarie delle 206 differenti società indigene del luogo, come i Waiapi nel nord-est; i Guarani-Kaiowa; gli Araras; i Kaiapo; i Korubo e i Paracana.
Un numero sempre crescente di coloni bianchi provenienti dall'Europa effettuò esplorazioni sistematiche del territorio alla ricerca di tesori leggendari e risorse disponibili, dando inizio ad un processo di appropriazione coatta delle terre indigene ad oggi non esaurito.
Dalle aree costiere partì la colonizzazione di tutto il Brasile, con la fondazione di città come San Paolo già nel 1554 ad opera dei Gesuiti. A partire da questi anni, il crescente sfruttamento della terra, necessario per il sostentamento dei portoghesi insediatisi, impose l'importazione di schiavi dall'Africa, determinando una progressiva emigrazione degli Indiani verso le aree più interne e ad alta quota.
La coltivazione del caffè, iniziata in Brasile nel 1727, e la scoperta dei giacimenti di diamanti l'anno seguente trasformarono questo paese nel maggior esportatore mondiale di caffè e pietre preziose sino alla metà del XIX secolo, quando il primato fu assunto dal Sud Africa, dove furono scoperti altri giacimenti più floridi. La coltivazione intensiva della terra per la produzione di caffè, mais e zucchero di canna e lo sfruttamento del sottosuolo determinarono la desertificazione dei territori disboscati.
I settant'anni di monarchia, seguiti alla dichiarazione d'indipendenza proclamata dal Brasile nei confronti del Portogallo nel 1822, non si caratterizzarono per l'attenzione prestata alle popolazioni originarie del paese. Un anno prima della caduta della monarchia, come ultimo gesto estremo, la famiglia reale abolì la schiavitù e i circa quattro milioni di schiavi, utilizzati principalmente nelle piantagioni di canna e caffè nell'est del Brasile, furono finalmente liberi.
Tra il 1930 e il 1940, il regime imposto dal dittatore Vargas si preoccupò di regolamentare l’immigrazione di portoghesi, incessante sino a quegli anni e di consolidare la posizione di predominio della classe latifondista a discapito ancora una volta dei popoli autoctoni, ai quali fu sottratta la quasi totalità del Tekoha, la terra di origine.
Con le due guerre mondiali, ancora una volta si dimostrarono più rilevanti le questioni di politica estera, come quella Austriaca o Tedesca, rispetto ai gravi problemi sociali presenti all'interno dei propri confini. La Repubblica brasiliana concesse presto il diritto di voto alle donne (1932) e fu l'unico stato dell'America Latina ad inviare truppe, in occasione del secondo conflitto bellico mondiale, sino in Europa, ma ancora nel 1970 concedeva che minatori lavorassero nelle riserve degli Yanomani, vicino al confine col Venezuela, introducendo tra gli aborigeni malattie che in poco più di vent’anni ne avrebbero dimezzato la popolazione. Bollettini stampa riportano che, tra il 1996 e il 1997, ventisette membri delle tribù Guarani-Kaiowa persero la vita per aver contratto la tubercolosi da individui estranei entrati a contatto con la loro comunità e solo nel 1997, cinque anni dopo la ratifica della Convenzione Americana sui Diritti Umani da parte del Brasile, il governo cominciò ad imporre ai minatori ed ai cercatori d'oro di abbandonare il territorio destinato alla riserva Yanomani, riconoscendo la gravità delle conseguenze di questi insediamenti di estranei nelle comunità indigene.
Con la fine della seconda guerra mondiale, nuove iniziative sono volte alla salvaguardia e alla valorizzazione dei primi abitanti del "nuovo continente". Nel 1952 l’antropologo Darcy Ribeiro (1923-1977) fonda il primo museo brasiliano degli Indios a Rio de Janeiro e neonate organizzazioni di matrice socio-politica appoggiano la causa dei diritti civili e politici degli aborigeni. E’ il caso del movimento dei "Sem Terra" (MST), che nel 1984 è finalmente riuscito ad organizzare con successo la riconquista dei territori di origine, con l’occupazione fisica dei terreni e delle aree dismesse. Purtroppo la minoranza latifondista continua a proclamarsi la legittima proprietaria di circa l’80% del territorio statale, ritenendo prive di valore le dichiarazioni di possesso presentate nelle aule di tribunale, se non correlate da atti di proprietà. Estenuati da 500 anni di convivenza con l’uomo bianco, i Guarani-Kaiowa hanno raggiunto il loro minimo storico verso il 1960 con 100.000 individui; al termine degli anni novanta del secolo scorso, per fortuna, il numero è aumentato, sino a superare le 330.000 persone, organizzate in 206 tribù di carattere clanico, all’interno delle quali è stato censito un totale approssimativo di 170 idiomi.

 

Caratteristiche culturali

I Kaiowa, discendenti dei Guarani, sono riusciti a preservare alcune caratteristiche socio-culturali attraverso i secoli. Sino alla contaminazione della loro cultura ad opera dei coloni portoghesi, i Guarani-Kaiowa hanno sempre abitato le loro terre tradizionali, i Tekoha, con le quali hanno mantenuto uno stretto legame, non solo spirituale, ma addirittura esistenziale. Ogni Tekoha ospitava un grande clan, cui corrispondeva un capo politico e religioso, un Nhanderù, investito delle massime cariche della piccola famiglia-nazione.
Le case sono di forma circolare come il villaggio, nel centro troviamo "la casa degli uomini" (la prefettura per i Kaiapo) che talvolta è adornata per ospitare i rituali religiosi. Fungendo da zona franca, questa capanna più grande delle altre, ha il potere di annullare le differenze di status tra i membri della comunità, anche se al termine dei riti, il ritorno alle abitazioni sancisce il ripristino delle scale gerarchiche proprie di ogni clan.
Agli uomini, contraddistinti da un lungo ago di legno, il "Tembekua", che trapassa loro il labbro inferiore, è destinata una casa dove potersi incontrare giornalmente, situata in una posizione equidistante dalle altre capanne del villaggio, che funge da luogo di consultazione. Qui si discute dei matrimoni, dei rituali, delle guerre e talvolta ci si dedica alla confezione di piccoli ornamenti come collane e braccialetti.

Villaggio Kaiowa

Le donne sono responsabili della gestione del cibo e della propria dimora. Le case sono disposte in cerchio per delimitare lo spazio abitativo della tribù da quello della foresta. All'interno delle capanne, le donne si dedicano alla pittura dei corpi del consorte e della prole ed alla preparazione dei pasti. Nelle immediate vicinanze di ogni abitazione trovano posto piccoli orti, sufficienti a garantire il cibo per la sussistenza di ogni singolo nucleo familiare.

 

Copricapo Kaiowa da cerimonia.

Copricapo Kaiapo da cerimonia.


Quasi nessuna cultura attribuisce altrettanta importanza al momento di una nuova nascita; tra i Kaiowa è particolarmente festeggiata perché rappresenta il momento in cui un membro della comunità passato ad altra vita fa ritorno sulla terra. La reincarnazione rende possibile il ricongiungimento con parenti scomparsi anche da molti anni.
I Guarani vissero a lungo (e in parte vivono tuttora) della vendita di artigianato, ma il confinamento nelle riserve rende sempre più difficile reperire le materie prime offerte dagli Dei della foresta che un tempo erano a loro completa disposizione.
Questi Indios cercano il Paradiso sulla Terra, un luogo reale, non ancora rivelato, dove regni incontrastata la pace e sia totalmente assente la violenza, privilegiato dagli Dei Nande Ru, il padre della Terra, e Ugupegua, il padre dei cieli. I Guarani-Kaiowa sono soliti danzare per i loro Dei al suono delle rituali pipe sante in bambù che sono battute sul terreno delle case di preghiera (le case degli uomini), per raggiungere la trance necessaria a stabilire un contatto con i loro progenitori Nande Ru e Ugupegua.
Fortemente acculturati, i Guarani patiscono pene fisiche e spirituali a causa degli insediamenti dei coloni, a differenza dei "cugini" Kaiapo, più ambiziosi, che non temono le esplorazioni delle proprie terre, così ricche di risorse da indurli a concedere il saccheggio di vaste aree di foresta in cambio di "dinheiro".
Oltre ad una colorazione parziale del proprio corpo, i Guarani-Kaiowa preferiscono la musica per esprimere la propria religiosità ed accompagnare i rituali relativi al cammino catartico necessario per la purificazione dell'anima o della terra atavica, affinché anche quest'ultima possa essere resa più produttiva.
Come per la maggior parte degli Indios, anche nel Mato Grosso Do Sul i rappresentanti spirituali dedicano particolare attenzione alle diverse fasi dell’agricoltura. Durante l'"arapyau", il primo giorno dell'anno nel calendario Guarani, gli abitanti delle capanne contigue si fanno visita reciprocamente, cantando, danzando ed invocando la benevolenza degli dei, necessaria per ottenere un raccolto di miglio sano ed abbondante.
La dieta dei Guarani-Kaiowa è basata sui prodotti dell'agricoltura di sussistenza che è praticata dai nuclei familiari; il clima spesso non permette una facile conservazione dei cibi, specialmente delle carni che sono più deperibili in seguito agli attacchi degli agenti batteriologici conseguenti all'abbattimento ed alla macellazione del bestiame. In passato la loro dedizione alla caccia e alla pesca era sicuramente maggiore, ma il Mato Grosso (alla lettera "Foresta Fitta") non è più il luogo fertile e rigoglioso di un tempo. Oggi la regione ospita in totale due milioni di persone e ventidue milioni di capi di bestiame, appartenenti alla ristretta cerchia di latifondisti e mandriani bianchi.

Bambino Kaiowa.

 

La connotazione dell’opposizione culturale.

Tra gli Indios vige una pluralità di culture che ha alimentato scontri bellici tra clan nel passato, come oggi. Secondo il credo religioso dei Guarani Kaiowa gli dei dovrebbero rivelare la posizione di una "terra promessa" analoga a quella dei cristiani, dover poter finalmente lenire le proprie sofferenze grazie alla totale assenza di violenza.
Alla fine degli anni 1970, in reazione alla proposta di emancipazione forzata degli Indios, elaborata dal governo militare, sorsero in diverse città del Brasile gruppi di sostegno ed organizzazioni di supporto agli Indigeni.
Inizialmente fondati da professionisti "liberal" di varia origine, i movimenti e le organizzazioni cominciarono a dedicarsi alla realizzazione di campagne di solidarietà e di denuncia delle minacce alla sopravvivenza degli indigeni. In seguito cercarono di organizzare progetti di intervento locale dedicati ai diversi popoli indigeni, mirati alla salvaguardia della loro salute, all'educazione, allo sviluppo economico e alla protezione legale delle terre possedute. Dal 1980, i gruppi di supporto si professionalizzarono del tutto e provvidero all’elaborazione di progetti di assistenza e di intervento e alla raccolta di finanziamenti per la loro realizzazione.
Durante questo periodo di specializzazione, dalle azioni di denuncia si passò quindi ai progetti alternativi di intervento; costituendosi spesso come interlocutori con la società civile e politica brasiliana, questi si interessarono di questioni relative al futuro delle esigue comunità indigene sopravvissute ai secoli di colonialismo portoghese.

 

Il grado di collegamento ad altri gruppi

I Guarani residenti in Brasile sono circa 30.000 (il 10% del totale), parlano lingua Guarani e vivono nelle riserve a ridosso del Rio Grande do Sul, i Guarani-tavyterã occupano invece aree del Paraguay; nel passato si dividevano in tre gruppi: Nandewa, M'bua e Kaiowa; quest'ultimo clan rappresenta oggi il 9% della popolazione indigena brasiliana con i suoi 25.000 esponenti.
I Kaiapo parlano una lingua che prende il proprio nome dal clan, sono circa 4.000 e risiedono nelle regioni del Parà e del Mato Grosso, si dividono in 17 tribù, con nomi come "Xicrin" o "Metuktire".

Riserva di Dourados.

Le più grandi differenze tra loro sono dovute al tempo passato a contatto con gli immigrati europei. I Guarani, conosciuti già dal 1500, hanno sofferto molto più dei Kaiapo, in quanto i secondi non sono entrati in contatto con le popolazioni bianche se non nel secolo scorso .
A partire dal 1845, nella provincia brasiliana del Mato Grosso Do Sul, venne intrapresa una politica di allocazione dei terreni alle popolazioni indigene, contraddistinta da un carattere sempre più limitativo nei confronti della loro libertà e del loro diritto alla proprietà. Vennero progressivamente confinati in riserve dopo essere stati allontanati dai loro Tekohas.
Nel 1910 venne creato il SPI (Serviço de Proteçao ao Indios), con il compito di iniziare una politica di salvaguardia delle diverse etnie aborigene ad un livello federale. Dal 1915 l’SPI intraprese, nell’attuale Mato Grosso do Sul, una campagna di demarcazione ufficiale delle aree destinate agli Indios della regione, comprendente una popolazione allora stimata approssimativamente intorno ai diciotto mila individui.

Riserva di Panambizinho

In concomitanza alla promulgazione della nuova Costituzione Federale nel 1988, sorsero in tutto il Brasile associazioni ed organizzazioni di Indigeni. Furono le nuove forme di rappresentanza politica che resero possibile l'affermarsi di nuovi leader e nuove forme di alleanza. Realizzando assemblee, votando le direttive, registrando gli statuti ed accendendo conti bancari propri, vari gruppi indigeni si appropriarono di queste forme di rappresentanza, tipiche della nostra società, cercando nuove forme di inserimento nello scenario politico nazionale. Queste corporazioni resero possibile la delegazione politica di questioni di interesse comune a più popoli aborigeni, creando un dialogo istituzionale tanto col settore pubblico che con quello privato, con le società nazionali come con quelle internazionali, per poter finalmente aprire una trattativa sulla demarcazione dei territori e sullo sfruttamento delle sue risorse, l'allocazione dei beni sui mercati ed il commercio più in generale.
L'integrazione tra i nativi è solitamente organizzata per etnie o per gruppi clanici, a livello di comunità, ma non mancano esempi di organizzazioni con potere di rappresentanza politica a livello interlocale e regionale: l'UNI (Uniào das Naçoes Indigenas) do Acre, il Conselho indigena de Roraima (CIR), di maggiore estensione come COAIB (Organizzazione Indigena dell’Amazzonia Brasiliana) e persino di rappresentanza nazionale (UNI), che però non fu mai istituzionalizzato.
Le organizzazioni e le associazioni di indigeni perseguono la denuncia tramite la diffusione delle informazioni relative alle difficoltà nell’istituire forme stabili e permanenti di rappresentanza degli interessi, ma aspetti sociali e culturali profondamente diversi, in Brasile, come altrove, impediscono alle minoranze demografiche, linguistiche o territoriali di ottenere il riconoscimento delle proprie prerogative.
La rappresentanza politica degli interessi degli Indios è resa maggiormente difficile dalla percentuale della popolazione indigena che queste minoranze etniche, linguistiche e culturali riescono ad organizzare e mobilitare verso i movimenti politici istituzionali.
Un altro scenario è stato possibile in Bolivia , dove il 57% circa della popolazione è indigeno, in Perù, con il 40% di nativi indigeni o in Equador col 30%. In questi paesi la politica propriamente indigena, autonoma e permanente, è una realtà fondamentalmente locale, di ciascuna tribù, comunità o famiglia, con la designazione di capi ritualmente eletti e forme di potere decentrate, senza il riconoscimento di un centro unico di rappresentanza.
Secondo le rilevazioni empiriche dei funzionari del FUNAI, 56 dei gruppi indigeni brasiliani che vivono isolati nelle riserve non avranno più la possibilità di incontrarsi tra loro. Il continuo e progressivo isolamento e lo stretto contatto con le società occidentali sviluppatesi sul 90% del territorio statale minano alla base il processo di mantenimento della propria identità culturale.
L’ultima crisi finanziaria del Brasile ha avuto un fortissimo impatto sulle comunità Guarani-Kaiowa: per colpa dei tagli alle finanze pubbliche imposti dal FMI, il governo ha sospeso la distribuzione di pasti gratuiti organizzata dal governo per gli Indios emarginati e più poveri in assoluto.

 

Informazioni pratiche ed iniziative

Molte delle popolazioni indigene del Brasile sono a rischio di stereotipizzazione, con conseguente perdita della propria cultura. I Guarani non sono più soliti aggirarsi seminudi, non sono quasi più abitanti delle foreste e ormai da lungo tempo hanno stretti contatti con la società brasiliana; questi ed altri elementi possono pregiudicare ulteriormente la salvaguardia della propria identità culturale. Così i più speranzosi hanno deciso di mobilitarsi contro quella che sembrava l’inevitabile perdita del Tekoha (terra caratteristica della comunità): nelle riserve di Uigatu il persuasivo predicatore Delossanto Centuion ha costruito un casa per la preghiera più grande della precedente; Valdomiro, figlio di Rosalino dei Guarani- Inhandeva è insegnante presso la scuola della propria riserva, impegnato nella redazione di un curriculum indiano, ha preparato un testo in lingua Guarani; Dilson Riquelme, il "capitao" della comunità di Sassoso, spera di poter avviare ben presto la costruzione di un orto per la scuola della comunità.
A comunità come quella di Jarara è stato promesso, con i progetti di demarcazione dei territori ad opera del governo nel 1993, di poter tornare ad occupare il suolo di appartenenza originaria, ma spesso queste ingiunzioni rimangono lettera morta a causa dei molteplici ricorsi presentati dai fattori, delle lungaggini burocratiche ed ultima, ma non in ordine di importanza, per la corruzione della classe politica e dirigente brasiliana. Dopo nove anni di trattative ed attese passati nelle periferie degradate delle città anche 70 Kaiowa di Jarara si sono riappropriati delle loro terre tradizionali. In una lettera aperta indirizzata al governatore, sedici leader indiani minacciano il suicidio collettivo in caso di nuove evizioni condotte dalle autorità federali, dai gruppi militari o dalle milizie private che si sono asserragliate tutt’intorno. Nei pochi Tekoha recuperati dagli indios non ci sono notizie di casi di suicidio.

Famiglia Kaiowa

 

Diritto indigeno

Tra il 1987 e il 1988, si formò una coalizione tra il movimento indigeno e il movimento di appoggio agli indigeni, per condurre iniziative indirizzate verso il riconoscimento dei diritti degli indigeni nella nuova costituzione del paese. Nel 1988, durante i lavori dell'Assemblea Nazionale Costituente, gli Indios e i loro alleati si schierarono permanentemente nel Congresso Nazionale, presentando rivendicazioni, discutendo proposte, operando pressioni sui parlamentari e mobilitando l'opinione pubblica in favore dei diritti degli indigeni.
Il risultato di questo processo di pressione e mobilitazione fu l'approvazione dei diritti consacrati nelle costituzioni anteriori ed un ampliamento della definizione di altre importanti garanzie nel testo costituzionale promulgato l' 8.10.1988.
I diritti costituzionali degli Indios sono sanciti in otto disposizioni isolate, in un capitolo dal titolo "L'ordine sociale" e nell'articolo "Ato das Disposiçoes Constitucionais Transitorios". Questi furono rimarcati grazie a due innovazioni concettuali importanti: la prima è l'abbandono di una prospettiva assimilazionista che concepisca gli Indiani come una categoria sociale transitoria, destinata all'estinzione; la seconda è che i diritti degli Indios sulla propria terra sono definiti come diritti originari, anteriori persino alla legge. Ciò è reso possibile dal riconoscimento del fatto storico che gli Indiani furono i primi abitanti del Brasile, la nuova costituzione stabilisce, così, un duplice ordine di trattamento dello Stato nei confronti della società brasiliana, da un lato, e dei popoli indigeni, dall'altro.

 

Obiettivi dichiarati

Il governo ha decretato la restituzione di 1240 ettari di terreno ai Kaiowa dal 1995: l’allora ministro della giustizia aveva firmato lo storico decreto davanti alle telecamere, appoggiando la carta sulla schiena di un Kaiowa.
Nel 1996 le comunità Guarani-Kaiowa di Jaguapirè e di Jarar rioccupavano con successo i propri Tekoha, mentre, benché la demarcazione ufficiale delle riserve di Sucuriy sia avvenuta il 17.05.1996 (Decreto ministeriale n. 300), molte di queste aree erano già state occupate da fattori , che oltre ad essere pronti alla difesa delle terre che occupavano da sessanta anni, ne rivendicano la legittima proprietà, rimettendo la questione a tribunali locali, spesso facilmente influenzabili.
La protesta ha preso forma anche lungo i confini delle autostrade, dove altre tribù si sono schierate con quelle che avevano già deciso di dare un ultimatum alla burocrazia degli stati moderni, affinché potesse essere considerata efficace. Scaduto il termine fissato, si preannunciano nuovi scontri che probabilmente non avranno più luogo in aule di tribunale, perché gli organi di polizia locale hanno espressamente richiesto il certificato di possesso dei terreni e sono irremovibili, oltre che già responsabili di molti casi di violenza sulle popolazioni locali.
Il 19.04.1998 le comunità di Potrero Guaçu hanno inviato una dichiarazione all’Agenzia Governativa per gli Indiani (FUNAI), di cui riportiamo il testo tradotto in italiano dall’inglese:

"Noi vogliamo che il Presidente del FUNAI ed il Procuratore Generale diano ascolto alle nostre richieste e prendano le misure necessarie per il ripristino della nostra Terra e la sua restituzione ai legittimi proprietari. Perché sinora non ci avete ascoltati e non abbiamo visto nessuna azione delle autorità dopo la demarcazione della nostra Tekoha tradizionale, Potrero Guaçu. Abbiamo già aspettato molti anni e molti mesi ed in questo tempo ci sono già stati molti scontri con gli Indios Piraju (che dividono la riserva con i Guarani-Kaiowa) e cose molto più serie potranno accadere se le autorità ritardassero ulteriormente ad entrare in azione.
Per questa ragione abbiamo deciso di rioccupare la nostra Tekoha oggi stesso.
Stiamo esercitando il nostro diritto di riavere la terra che ci appartiene e non la lasceremo assolutamente mai!
Quelli che devono abbandonare i Tekoha sono i coloni e le loro famiglie!"

Il 12.06.1999 "Gli Indios Guarani-Kaiowa dichiarano guerra ai bianchi".
Circa quattrocento indiani armati di arco e frecce si sono detti pronti a difendere le proprie terre con ogni mezzo a loro disposizione per fronteggiare i circa 3.000 coloni armati dai "fazendeiros".
Il forte disagio espresso nella riserva di Panambizinho, nel Mato Grosso Do Sul, è avvertito dalla totalità degli aborigeni, stremati da cinquecento anni di barbarie perpetrate nei loro confronti. L’impotenza nei confronti del governo centrale ha generato nei Kaiowa un a determinazione tale nel sostenere la causa della terra, tanto da far loro considerare la vita stessa come priva di valore senza il raggiungimento di tale obiettivo.
Specialmente tra le frange più giovani, o più povere, l’insostenibilità di questo modello di vita imposto dai non-Indios è sfociata in suicidi, singoli e di gruppo. Negli ultimi quindici anni, oltre trecento Kaiowa, residenti nei pressi del comune di Panambi, si sono tolti la vita nella riserva indigena più sacrificata del Brasile.
Le dichiarazioni governative inerenti alle istanze di riforma sono state giudicate poco attendibili dai capi tribù di 60.000 Indios del Mato Grosso do Sul, ultimi rappresentanti dei Guarani, che si sono riuniti nella riserva di Panambizinho il 4 ottobre 1999. Durante questo evento, unico nella storia, si trovarono tutti d’accordo nell’attuare un’autodemarcazione dei territori delle riserve.
Le perdite umane conseguenti ad una guerra contro i coloni bianchi sono per i 5.000 Indios, che si mobiliterebbero nel solo Mato Grosso Do Sul, moralmente più accettabili dello strazio che si prova al ritrovare i propri figli giovani impiccati ai rami bassi degli alberi. Con questa tecnica i giovani Kaiowa dimostrano di essere stati coscienti del proprio gesto fino in fondo, dal momento che il corpo non rimarrebbe a mezz’aria senza lo sforzo volontario per tenere le gambe sospese.
Altrettanto macabri sono stati i ritrovamenti di gruppi di adolescenti che riunitisi hanno voluto manifestare platealmente il disagio diffuso nella comunità, attuando suicidi collettivi, mediante l’autosomministrazione di pesticidi, trasformando lo sgomento dovuto alle condizioni sociali in nefandezza. Non più casi singoli che potevano essere classificati come erronea ingestione di sostanze tossiche, ma veri e propri rituali di abbandono di questa vita terrena per intraprendere il viaggio metafisico che li riporterà su questa terra sotto altre sembianze ed auspicabilmente con delle migliori prospettive di vita.
Il 20.01.2000, verso la mezzanotte, un gruppo di "fazendeiros" ha invaso la terra indigena di Potrero Guaçu (comune di Paratias-Mato Grosso Do Sul), costringendo gli aborigeni Kaiowa presenti in quella regione ad abbandonare nuovamente i loro Tekoha. Il commando si è fatto strada nel territorio tradizionale indiano, sparando in tutte le direzioni ed appiccando il fuoco alle capanne. L’area interessata è costituita da 4.985 ettari, identificati dal FUNAI nel 1997 e riconquistati dai Kaiowa a metà del 1998. In attesa di una delimitazione definitiva da parte del ministro della giustizia, settanta famiglie Kaiowa, con duecento bambini, abitano la regione e la tensione in tutto il Mato Grosso Del Sud è alta.

 

Sitografia

http://forests.org/

Organizzazione istituita per la salvaguardia e la conservazione delle foreste pluviali e della biodiversità, nell’accezione più ampia del termine, nella regione brasiliana dell’Amazzonia e non solo. Fornisce notizie aggiornate sulla deforestazione selvaggia cui si è assistito negli ultimi decenni per contribuire a porvi un termine, in modo da preservare i sistemi climatici tradizionali ed affacciarsi alla nuova era dedicata al recupero dei sistemi ecologici grazie a numerosi collegamenti con altri siti di informazione e di attivisti ecologici.

 

http://www.cosmo.com.br/galeria/tekoha/index.shtm

Progetto di antropologia visuale di Gabriella Zauith. Studio universitario, si propone come galleria espositiva della cruda realtà in cui versano i Kaiowà residenti nella riserva situata nell’area di Dourados. E’ una documentazione fotografica sulla comunità indigena che testimonia il proprio modus vivendi attuale, che pur discostandosi dalla vita tradizionale ci rimanda indietro nei secoli, permettendoci di riscoprire alcuni particolari di come vivevano.

 

http://saiic.nativeweb.org

Il centro per i diritti degli indigeni del Sud e Centro America si prefigge lo scopo di assicurare che l’autodeterminazione delle popolazioni indigene dell’America Latina e le iniziative per il loro rispetto vengano conosciuti anche dall’opinione pubblica americana e più in generale da quella internazionale. Questa organizzazione (SAIIC) permette agli Indiani di tutta l’America di organizzarsi affinché le loro rivendicazioni possano ottenere il giusto riconoscimento. E’ possibile trovare in questo sito documenti redatti dagli stessi Indios, da O.N.G. o da agenzie specializzate dell’ONU, come UNHCHR (UN High Commissioner for Human Rights).

 

http://www.scenet.de/amp/modules/k.htm

E’ possibile rinvenire in questo sito molte melodie appartenenti a svariate popolazioni indigene sud americane, tra cui compaiono 17 brani Kaiowa. Preservare queste tradizioni rituali musicali è un contributo alla salvaguardia dell’espressività artistica di questi popoli. In particolar modo i Guarani-Kaiowa prediligono l’espressione musicale a molte altre forme artistiche. Un’ulteriore testimonianza di questa attitudine particolare è stata resa nel municipio di Dourados –MS- il 9 febbraio u.s., data in cui è stato lanciato un CD musicale "Il canto Kaiowa" prodotto proprio nella riserva locale. I temi ricorrenti sono quelli che contraddistinguono le varie fasi agricole, dalla semina al raccolto, con l’obbiettivo di ottenere un abbondante raccolto.

 

http://www.socioambiental.org/website/povind/ondestao/jurlistw.html

Il sito presenta la situazione giuridica, riconosciuta dallo stato brasiliano, delle diverse aree denominate come Terre Indigene dalla CRI e dallo SPU (Serviço de Patrimônio da União).
E’ possibile ritrovare tutte le riserve del Brasile grazie ad un ottimo sistema cartografico interattivo. Sono inoltre disponibili notizie inerenti le lingue tradizionali ancora vive all’interno delle comunità indigene. L’organizzazione Socioambiental offre la possibilità di ottenere informazioni dettagliate ed aggiornate riguardo alle iniziative di supporto alle cause indigene e per il rispetto dei loro diritti fondamentali.

 

http://www.mstbrazil.org

I movimenti di contadini non sono una realtà del tutto nuova nella storia del Brasile. Dopo la caduta del regime militare in Brasile, la crescente concentrazione delle terre, l’espulsione dei poveri dalle aree rurali e la modernizzazione dell’agricoltura non sembrarono considerare degnamente il diritto di proprietà della terra riconosciuto dalla Costituzione agli Indios. A partire dai primi anni 1980 i contadini e gli Indios cominciarono ad adottare una nuova forma di pressione: l’occupazione organizzata da parte di decine o centinaia di famiglie di lotti di terra in disuso, appartenenti ai latifondisti dagli anni 1940. Il movimento trae le sue origini dal primo accampamento organizzato nella Encruzilhada Natalino, in Ronda Alta-RS e dal Movimento degli Agricoltori Senza Terra dell’Ovest del Paranà.
Il movimento dei "SEM TERRA" compie monitoraggi costanti sul rispetto dei diritti umani nelle regioni brasiliane interessate dal fenomeno della riconquista della terra. Alcuni tra gli attivisti hanno attuato azioni di sensibilizzazione nei confronti delle istituzioni governative come lo sciopero della fame, altri hanno appoggiato le richieste per l’apertura d’inchieste in seguito ai molteplici omicidi di Indios durante gli scontri con le autorità e mille di loro hanno persino perso la vita, negli ultimi dieci anni, per il loro elevato grado di coinvolgimento nella questione della terra indiana.
L’Organizzazione promuove moltissime campagne in difesa dei "senza terra", suggerendo svariati gradi di partecipazione, fornisce indirizzi reali e virtuali per poter contattare i diretti responsabili e per poter ottenere informazioni dettagliate sugli sviluppi della Riforma Agraria in Brasile. Denuncia come inappropriati i progetti di riforma della terra proposti dalla Banca Mondiale e tiene corsi di formazione sull’argomento.

 

http://www.funai.gov.br

Gli obbiettivi dell’Agenzia Governativa per la Salvaguardia dei Diritti degli Indios sono: il miglioramento della qualità della vita della popolazione indigena e la promozione del rispetto e della salvaguardia delle risorse naturali appartenenti alla loro terra, tramite la regolamentazione per legge delle stesse e l’applicazione di misure di protezione ambientale.
Questo progetto fa parte del progetto pilota "Programma per la Salvaguardia della Foresta Amazzonica" istituito per la protezione della foreste tropicali e la difesa della biodiversità. Dopo l’istituzione di un Fondo per le Foreste Pluviali di 250 milioni di dollari americani, i G7 (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti) decisero che la Banca Mondiale fosse il miglior garante e gestore di un’iniziativa di tale entità.
Le aree da regolamentare, previste dal progetto, seguono una lista di priorità presentata dal FUNAI nel Dicembre 1994. Questa lista è rivista annualmente e ridefinita in base a criteri tecnici di priorità organizzati sulla gravità delle minacce cui sono esposti gli Indios.

 

http://www.cimi.org.br

Il Consiglio Indigenista Missionario è un organo annesso alla Conferenza Nazionale dei Cardinali del Brasile. Presso il loro sito sono esposte le locandine raffiguranti le copertine di molti testi scritti sugli Indios e dagli Indios, raccogliendo numerose testimonianze delle loro culture, forme di espressione artistica, poetica ed altro ancora. Si trovano molti riferimenti bibliografici che danno la possibilità di alimentare il dibattito sui problemi secolari che sono connessi alle riforme agrarie presentate dai governi nel corso dei decenni.
Non mancano riferimenti agli statuti che le popolazioni indigene si sono date nel tempo, ma accanto alle rivendicazioni di diritti da parte degli Indios, se ne trovano molte altre appartenenti alle associazioni nate dai movimenti di liberazione dalla schiavitù, organizzati dagli africani importati in Brasile nei secoli scorsi.

 

http://www.ran.org/ran/ran_campaigns/amazonia/guarani_action.html

Lo scopo di questo sito è la denuncia di una situazione da tempo difficilmente sostenibile, che necessita di un supporto immediato da parte dell’opinione pubblica internazionale sulla questione dell’espropriazione delle terre di proprietà indigene.
Per contattare l’amministrazione Brasiliana, vengono forniti i recapiti ufficiali necessari, con i nomi dei Ministri aggiornati dagli operatori dell’organizzazione.

 

Eidetica: Riscatto culturale: Guaranì Kayowa, a cura di Davide e di Giuliano Tescari, Dipartimento di Antropologia, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino
 

 

Precedente Su Successiva