INTRODUZIONE
Prima di dover
affrontare questa ricerca e soprattutto prima di essere iniziata allo studio
dellantropologia, non avevo la benchè minima idea di quanto fosse vasto il problema
che attanaglia la moltitudine delle popolazioni indigene riguardo la loro sempre più
accanita lotta per mantenere la propria originaria identità e per ottenere il riscatto
dei loro diritti. Non potevo certo immaginare quale dimensione potesse avere
luniverso di gruppi; popolazioni e "nazioni" che tenacemente rivendicano i
diritti umani più elementari, violati quotidianamente da sopprusi ed espropriazioni:
diritti naturali come lautodeterminazione, il poter parlare la propria lingua o il
vivere tranquillamente sulle proprie terre mantenendo la propria cultura, sono infatti
sempre meno scontati e sempre più posta in gioco della continua lotta di questi popoli.
Nel condurre la mia ricerca non ho potuto fare a meno di notare unincongruenza
sorprendente riguardo questa realtà, quasi un anacronismo storico: nonostante la presenza
di un mezzo di comunicazione così forte da essere definito globale o universale come
INTERNET (unica fonte documentaria di questo lavoro), capace di riportare in modo ampio ed
esauriente la lista di raccapriccianti sopprusi e le storie di violazioni quasi in tempo
reale, esistono tuttavia ancora popoli, etnie e "nazioni" alle prese con questi
problemi, che vivono in stati che pur dichiarandosi democratici negano una rappresentanza
politica ed il riconoscimento istituzionale di queste comunità anche solo come minoranze.
Comincia a prendere forma dunque la pericolosa minaccia che pende continuamente sul corpo
di questi popoli, sofferenti di una grave instabilità sociale, costretti ad affidare la
speranza di un loro riscatto o solo della loro protezione e rappresentazione, unicamente
ad associazioni che sebbene numerosissime non potranno mai avere la forza e
lautorevolezza di una legge o di un governo umani e tolleranti.
INTERNET non è certo la soluzione di questi problemi, specie per il suo difetto
strutturale di appiattire ogni avvenimento a standard lessicale, ma personalmente credo
che un primo passo sia già stato compiuto: la flebile voce degli oppressi può avere la
speranza di essere amplificata nella cassa di risonanza multimediale e trovare qualche
orecchio teso ad ascoltarla.
STORIA DEI MAPUCHE
500 Anni fa dei
cacciatori chiamati "spaniards" attrversarono loceano alla ricerca
di un nuovo mondo, il Sud America. Lasciarono dietro di loro una scia di sangue e
distruzione dominando tutti i popoli indigeni che incontrarono sul loro cammino. Tutti
eccetto gli indiani Mapuche del Cile meridionale e precisamente della regione
dellAraucacia (o Araucania).
I Mapuche resistettero anche alle invasioni degli Indios, due secoli prima
dellarrivo degli spagnoli, questo sicuramente grazie alla loro grande abilità di
guerrieri.
La pacificazione finale tra la "nazione" Mapuche e gli spagnoli avvenne
con la firma del trattato del 1883, il quale impegnava gli spagnoli a rispettare i confini
delle terre Mapuche. Al tempo dellarrivo degli spagnoli nel 1540 i Mapuche
occupavano gran parte di quello che ora è il Cile del sud. Questarea risultò
essere di 31 milioni di ettari, ma dopo circa un secolo di battaglie e incursioni grazie
al trattato di Quillin del 1641 i Mapuche dovettero accetarne le disposizioni che
prevedevano unarea di 10 milioni di ettari a sud del fiume Bio Bio.
Nel 1883 larmata cilena sedò una violenta rivolta dei Mapuche, che dopo due
secoli di lotte per la difesa del loro territorio furono reclusi nelle
"reducciones" o riserve, aree relativamente piccole spesso separate una
dallaltra da aree abitate dagli immigrati europei. Questo processo di
"dispossession" continuò fino al 1929 quando le riserve furono unificate in
unarea di 525.000 ettari e ancora ulteriormente ridotte a 350.000 ettari.
Nel 1860 iniziò la divisione legalizzata delle terre Mapuche con linsorgere
dei "TITULOS DE MERCED" nel nord e "ECRITURAS DE COMISARIO" nel sud.
Questi erano titoli di proprietà comunali sulle terre di origine Mapuche, tramite i quali
il comune annunciava lo sfratto delle comunità dalle loro terre, per poterle rivendere.
Da più di trecento anni i Mapuche lottano e soprattutto difendono le loro terre dagli
invasori.
Con il pretesto di promuovere la civilizzazione e la cristianità, prima gli
spagnoli e successivamente i nuovi stati indipendenti del Cile e dellArgentina
occupano i territori Mapuche. Nel 1885 i Mapuche persero il controllo delle loro terre e
il risultato di tutto questo è stato molta gente uccisa, impoverita e costretta a vivere
in comunità rurali o a trasferirsi nelle città.

IL POPOLO DEI MAPUCHE
POSIZIONE: Parte
meridionale dellAmerica latina (Cile e Argentina).
POPOLAZIONE: 1,5
milioni in Cile e 200.000 in Argentina.
LINGUA: Mapudugun
(=linguaggio della terra) e spagnolo.
RELIGIONE: Cattolica.
STATUS POLITICO:
Minoranza non riconosciuta.
U.N.P.O.: Membri dal
Gennaio 1993 (United Nations People Organizations).
I Mapuche vivono in
una società molto sviluppata, sono grandi guerrieri e il leader TOQUI è anche il capo
massimo della guerra, il suo potere è simboleggiato da una grande accetta di pietra
intagliata. I Mapuche hanno imparato il modo di combattere dagli spagnoli ed hanno
utilizzato queste conoscenze contro di loro.
Nellultimo censimento del 1992 risultano essere 928.060 che vivono ancora in
Cile nella IX° regione del Cautin. Ora i Mapuche sono costretti a dover cambiare il loro
idioma originario,Mapundugun, con la lingua dei loro invasori, lo spagnolo, questo non
toglie che essi rimangano ancora fortemente legati alla loro tradizione , cercando di
preservare per quanto è loro possibile la loro lingua dorigine. Utilizzano il loro
linguaggio nativo nelle espressioni giornaliere e specialmente nelle applicazioni di
magia, artistiche e religiose.
Le loro canzoni, danze e preghiere parlano della dicotomia esistente
nelluniverso tra Bene e Male.
I Mapuche hanno grande senso dellimpegno e della responsabilità verso le
persone che appartengono alla loro tribù e danno grande importanza anche agli impegni
verso la famiglia, anche se ormai i grandi nuclei famigliari non vivono più in ampie
comunità come disponeva la loro tradizione; a causa del basso stipendio e degli alti
costi di vita infatti, gli individui sono costretti a trasferirsi nelle grandi città
commerciali, come Santiago o Temuko per andare a cercare lavoro.
Il nuovo nemico del XX° secolo che i Mapuche devono ora affrontare è la
POVERTA e hanno solo due armi a dispisizione per poterla combattere : spirito
fiero e indipendente e un grande amore per la loro terra e le tradizioni.
Juana Pailallef, giovane donna Mapuche che lavora ora in Temuko, spiega che i
Mapuche credono fortemente che sia la gente ad appartenere alla terra e non la terra ad
appartenere al popolo, spera che questa fede che, li ha aiutati a resistere alle invasioni
degli Incas prima e degli Spagnoli poi, li possa ancora aiutare contro linvasione
della cultura del XX° secolo.
I Mapuche sono fortemente radicati alla loro storia e la ricordano bene, Juana dice
che tutti i popoli che sono stati conquistati hanno cambiato la loro lingua e la loro
cultura con quelle dei loro conquistatori; loro invece hanno cambiato certe abitudini per
la loro sopravvivenza, ma non hanno mai cambiato la loro lingua, il loro stile di vita o
le loro tradizioni.
Dallanno 1870 i Mapuche del Cile e dellArgentina furono confinati nelle
riserve in pezzi di terra relativamente piccoli. Dalla vita nomade di famiglie in gruppi
nelle vaste aree di territorio furono costretti ad abituarsi ad una vita sedentaria.
Oggi l 86% delle famiglie Mapuche hanno meno di tre ettari di terra da
coltivare, appena sufficienti per nutrire e sostenere leducazione dei figli. Benché
la terra meridionale cilena sia fertile e il clima conceda abbondanti piogge, i molti anni
di coltivazione lhanno resa quasi sterile e ora il risultato non è la fame, ma la
malnutrizione, con una conseguente alta mortalità infantile ed un grande rischio di
espansione di malattie infettive.
I Mapuche lasciano quindi le aree rurali per le grandi città ma purtroppo il basso
livello di educazione permette loro di trovare solo lavori poco retribuiti, come manovali
o collaboratori domestici.
EDUCAZIONE
In Cile la percentuale
di alfabetizzazione è del 90%, mentre tra il popolo Mapuche gli analfabeti raggiungono il
50%: la causa principale di questo divario è dovuta alla presenza di scuole
"rurali" che permettono una parziale scolarizzazione ridotta a soli sette anni
di studi. A questo va aggiunto il fatto che la maggior parte delle famiglie non può
permettersi di mandare i figli nelle città dove sono situate scuole secondarie con i
conseguenti alti costi che ne derivano: trasporti, libri, uniformi, alloggi, ecc...;
inoltre la maggior parte delle scuole secondarie hanno liste dattesa selettive.
LA RELIGIONE
Nella religione
originale del popolo Mapuche cerano quattro creatori: Dio vecchio, Moglie del dio
vecchio, Dio giovane, Moglie del dio giovane.
Cera una grande fede nel soprannaturale, nei segni e nella vita oltre la
morte.
I cavalli erano considerati animali sacri, i Mapuche credevano infatti che la loro
carne fosse forte e che quindi potesse aumentare la forza delluomo. Quando moriva un
membro importante della tribù veniva sacrificato anche il suo cavallo, credendo che la
persona nellaldilà avesse il bisogno di nutrirsi.
Con linfluenza dei colonizzatori spagnoli la maggior parte dei Mapuche ora
professano la religione Cattolica, nonostante questo sono stati mantenuti forti echi
dellantica fede Mapuche. I legami con la fede tradizionale sono oggi riscontrabili
dalla presenza del MAQUI, lo sciamano Mapuche, che viene considerato un potente spirito
guida. Ogni sciamano possiede un unico talento sacro, alcuni sono veggenti,altri
guaritori, atri in grado di parlare con gli spiriti. Il tipo di potere di un maqui è
simboleggiato dal suo CURANDERO, una particolare scala di legno. La presenza di un maqui
è unanimamante riconosciuta importante, al punto da portare le persone a chiedergli
aiuto, infatti spesso i Mapuche preferiscono affidarsi alle cure della medicina professata
dai loro guaritori.
MODERNITA E TRADIZIONE
La scolarizzazione è
sempre stata vista come elemento capace di integrare il popolo Mapuche e la sua cultura
alla moderna società del XX° secolo.Probabilmente però solo una migliore informazione
permetterebbe di migliorare anche il loro stile di vita.
La mancanza di conoscenze non permette di sfruttare al meglio anche i piccoli aiuti
che giungono dallo stato (le donne in cinta Mapuche ricevono il latte in polvere
gratuitamente dalle istituzioni, ma questo viene utilizzato per gli animali).
Altro sentore della mancanza di informazione, è lincapacità di utilizzare
il riciclo dei rifiuti organici degli animali per favorire la fertilizzazione dei terreni.
I MAPUCHE OGGI E LA LORO DIFFICILE LOTTA PER IL RISCATTO
Appena cento anni fa
la "nazione" Mapuche si presentava sparsa attraverso gli attuali stati
dellArgentina e del Cile, possedeva vasti territori sulle coste del Cile. Questo
territorio era riconosciuto dai trattati con la corona spagnola e con i parlamenti dei
nuovi insediamenti repubblicani. I territori che le comunità Mapuche persero nel 1883
sono ancora oggi rivendicati come appartenenti al loro popolo. Nonostante la perdita della
sovranità nazionale e lannessione alla repubblica del Cile gli indigeni Mapuche non
hanno in nessun modo rinunciato alla lotta per queste terre e alle loro risorse.
Con limpossibilità di recuperare le terre originarie, la sopravvivenza della
cultura e del popolo stesso è continuamente minacciata.
E giusto domandarsi a gran voce perchè lesistenza delle comunità
indigene in Cile non sia riconosciuta nè dalla costituzione nè dallo stato Cileno. Il
Governo a tuttoggi non sottoscrive le leggi internazionali che promuovono e proteggono i
diritti umani e le libertà fondamentali dei popoli indigeni, ma al contrario la linea
politica e i progetti di sviluppo sono risultati essere fortemente avversi al modo di
vivere e alle tradizioni Mapuche.
Ad ingigantire le proporzioni del problema sta il dato di fatto che la popolazione
Mapuche è tuttora la terza società indigena del Sud America, per numero di appartenenti.