Navajo
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Riscatto culturale

 

 

I Navajo


 

SOMMARIO

SITI DI CULTURA NAVAJO

STORIA DEI NAVAJO

 
 

SOMMARIO

 

SITI DI CULTURA NAVAJO

     
 
bulletNAVAJO COMMUNITY
bulletDINÈ COLLEGE
bulletNAVAJO TRIBAL COUNCIL
bulletNAVAJO SANDPAINTING CEREMONY
bulletNAVAJO NATION
bulletDINÈ ALLIANCE
bulletJOURNAL OF NAVAJO EDUCATION
bulletBANKS HELPS HOUSE THE NAVAJO NATION
bulletFACTS ABOUT NAVAJOLAND
bulletTSEYI HERITAGE CENTER
bulletDINÈ C.A.R.E.
bulletNAVAJO WAY
bulletTHE NAVAJO MEDICINE WOMAN SITE
bulletARTICOLI SULLA QUESTIONE DELLA PARTIZIONE DELLE TERRE NAVAJO
bulletALTRI ARTICOLI DI DENUNCIA

 

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STORIA DEI NAVAJO

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CHI SONO

L'ECONOMIA NAVAJO

LA PERSECUZIONE

I CAMBIAMENTI NELLO STILE DI VITA

QUALE FUTURO?

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CHI SONO

 

Gli indiani Navajo risiedono in una riserva di più di un milione di acri, nella fascia sudorientale degli Stati Uniti.
Secondo i dati dell’ultimo censimento del 1990, più di mezzo milione degli abitanti di questa regione appartiene al popolo navajo e risiede prevalentemente a sud del fiume San Juan.
Alcuni studiosi ancora dibattono circa la data d’ingresso dei Navajo nella zona del sud-est America : molti sostengono che la data del loro arrivo debba essere fatta risalire al Quattordicesimo secolo, insieme con i People e con i Diné, non appena gli Anasazi abbandonarono definitivamente il territorio.
La tradizione orale navajo infatti racconta dell’interazione tra questi due gruppi etnici.
La maggior parte degli antropologi sostiene che verso la fine del 1500 i Dinè erano sparsi in parte lungo tutta la fascia settentrionale del New Mexico, in parte nel sud dello Utah, ed in parte al nord dell’Arizona.
Essi concordano anche sul fatto che i Navajo migrarono dal Canada settentrionale insieme con alcuni membri Apache, i quali peraltro sono anch’essi legati linguisticamente al ceppo degli Athapaskan.
Alcuni studiosi suggeriscono poi che la separazione tra il "gruppo settentrionale" e quello migrato verso sud avvenne verso l’anno mille, e che la divisione tra Apaches e Navajos avvenne circa trecento o quattrocento anni fa.
Ad ogni modo questi dati sono approssimativi e capita spesso che vengano messi in dubbio.
I Navajo in ogni caso rifiutano questa versione dei fatti, sostenendo per contro che non esista alcun riscontro nelle loro tradizioni orali rispetto questi movimenti migratori.
La religione navajo insegna infatti che gli antenati viaggiarono attraverso altri tre o quattro mondi, prima di raggiungere quello terreno, e che infine apparirono sulla montagna di La Plata, a sud-est del Colorado.
Gli dei crearono le quattro montagne sacre (Blanca Peak ed Hesperus Peak in Colorado, il monte Taylor in New Mexico ed il S.Francisco Peak in Arizona), dotandole di poteri soprannaturali che avrebbero reso l’intera zona sicura e protetta.
Inoltre gli dei stabilirono che i quattro fiumi circostanti, tra i quali il San Juan, avrebbero rappresentato i quattro "guardiani di difesa".
Il fiume San Juan gioca un ruolo simbolico molto importante nelle canzoni mitiche navajo, e rappresenta inoltre la linea di confine oltre la quale inizia il territorio degli Ute.

 

L'ECONOMIA NAVAJO

 

Dal 1600 e fino alla prima metà del 1900 l’agricoltura (imparata dai Pueblo) e l’allevamento di cavalli, pecore e capre, inizialmente ottenuti dagli spagnoli, costituirono le due fonti primarie di sostentamento di questo popolo.
Nei mesi estivi venivano coltivati i campi di granturco e fagioli, ed i pastori portavano le pecore a pascolare sulle montagne; d’inverno si utilizzavano campi situati ad altitudini inferiori, dov’era più facile rinvenire acqua, legna e protezione dai freddi venti invernali.
Sia la caccia sia la raccolta avvenivano in determinate zone, dove era possibile trovare cibo e selvaggina in quantità, e secondo prescrizioni tradizionali ben precise.

 

LA PERSECUZIONE

 

Spagnoli e messicani perseguitarono i Navajo specie nella zona a nord del loro territorio, ma fu non prima del trattato di Guadalupe Hidalgo, alla fine della guerra messicana del 1848, che gli anglo-americani si organizzarono ad agire contro quelli che definivano "i delinquenti" Navajo.
Le colonie di Mormoni dello Utah ed i colonizzatori inglesi del New Mexico e dell’Arizona reagirono mandando alcune squadre militari armate per fermare la minaccia.
Kit Carson e l’agente indiano Ute Alfred Pfeiffer agirono più subdolamente incoraggiando l’antagonismo, peraltro già fortemente sentito, degli Ute contro i loro vicini Navajo.
Dopo una lunga serie di campagne militari, ben i due terzi della popolazione si arresero, e si stima che furono 8000 i Navajo che presero parte al "Lungo cammino" (The Long Walk), prima di essere infine carcerati a Fort Summer, nel New Mexico.
Quelli che non si arresero si nascosero nei canyons e sulle montagne per evitare di essere imprigionati.
Nel 1868 i Navajo tornarono da Fort Summer ed ebbero come residenza una riserva grande appena un quarto del territorio che apparteneva loro prima della guerra.
Nel corso degli anni i confini della riserva cambiarono diverse volte, ed il più significativo cambiamento avvenne nel 1884 quando il Presidente Chester Arthur aggiunse alla riserva le terre a sud del fiume San Juan; nonostante poi i vari cambiamenti politici degli Stati Uniti, i Navajo mantennero abbastanza il controllo sui propri possedimenti. Ulteriori estensioni furono fatte fino al 1958.

 

I CAMBIAMENTI
NELLO STILE DI VITA

 

Dopo anni di lotte per l’accaparramento delle risorse, il governo alla fine del 1890 aprì domini pubblici all’uso sia dei nativi americani sia degli anglo-americani , ma i Navajo e gli Ute utilizzavano le terre secondo usi tradizionali che non venivano apprezzati e compresi dall’uomo bianco.
Così il governo impose loro di coltivare e cacciare solo in zone stabilite dalle autorità e gli impedì inoltre di commerciare nella zona a nord del fiume San Juan.
Spesso per vari motivi i divieti vennero infranti, specie quando alla fine del 1890, il popolo subì l’impatto economico negativo della depressione, che colpì l’intera nazione causando la perdita di gran parte dei raccolti.
Dal 1900 alo 1930 i cambiamenti nello stile di vita dei navajo si resero sempre più evidenti .
Le autorità politiche del distretto nord dello Utah cominciarono ad incoraggiare un autogoverno dei Navajo (sempre sottomesso ad un’autorità superiore); furono costruiti ponti e strade per consentire il raggiungimento delle più isolate comunità ed il commercio di manifatture indigene si intensificò e divenne un’importante attività economica e sociale.
Negli anni ‘30-’40 la popolazione aumentò rapidamente e lo stile di vita navajo cambiò altrettanto velocemente: l’allevamento del bestiame fu fatto ridimensionare in base ad una decisione del Capo dell’Ufficio Affari Indiani, e questo cambiamento traumatizzò la popolazione al pari del triste "Lungo Cammino" del 1860.
Un’altra decisione di natura economica poi fu all’origine dello stato di povertà di molte famiglie indigene: l’uccisione dei capi di bestiame in sovrannumero.
Poiché la ricchezza per i Navajo è misurata in termini della quantità di pecore che una famiglia è in grado di possedere, per molti pastori era incomprensibile il fatto che solo a causa dell’erosione del terreno si potesse decidere un tale massacro dei loro capi di bestiame.
Furono gli agenti del governo a macellare nei canyons migliaia di animali, riducendo così alla fame centinaia di famiglie indigene.
Questo evento, insieme con gli effetti economici disastrosi della seconda guerra mondiale, incoraggiò i Navajo per tutto il corso degli anni ‘40-’50 a cercare lavoro salariato fuori dalle riserve. Alcuni migrarono in cerca di lavori stagionali, altri andarono nelle fabbriche delle città, altri ancora furono impiegati per la costruzione delle ferrovie.
Di solito furono i maschi a lasciare le riserve, le donne invece rimasero per occuparsi dei possedimenti familiari, e per aiutare tutti i membri bisognosi della famiglia allargata.

 

 

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"By the simple and beautiful virtue of being Native American,
with the blood of mountain and bird motivation,
we still have to be soldiers in our homeland."

(T.C. Cannon)

 

 
bulletNAVAJO COMMUNITY
mtc.cyber-ace.com/navajo/navajo.html

In questo sito viene ricreata una vera e propria comunità virtuale navajo dove è possibile incontrarsi per scambiare le proprie opinioni, per conoscere la cultura tradizionale, per farsi nuovi amici o anche per denunciare atti repressivi.
E’ suddiviso secondo le diverse attività (ricreative, sociali, civili, scolastiche, ecc.) e presenta un gran numero di parole chiave da cui partire per esplorare le particolarità della cultura navajo.
Il sito rappresenta bene l’intenzione espressa dalle nuove generazioni : conciliare tradizione e modernità.
 

 

bulletDINÈ COLLEGE - NAVAJO COMMUNITY COLLEGE
www.petersons.com/sites/ugrandic/48251Oug.html

Il Navajo Community College è il primo college fondato e completamente controllato dai nativi navajo.
E’ nato nel 1968 per rispondere alle necessità culturali specifiche del popolo navajo.
La filosofia che si vuole trasmettere attraverso il sito è quella del sistema culturale dei Dinè, cioè la piena armonia tra le cose naturali del mondo con le forze dell’Universo.
Il college mira a preparare gli studenti ad entrare nel mondo del lavoro nel modo meno traumatico e problematico possibile.
L’intento che viene proclamato più volte è quello di promuovere e preservare il linguaggio nativo, la cultura e la storia navajo. Sembra emergere che, oltre ad avere una funzione prettamente informativa circa i programmi scolastici ed i corsi disponibili, il sito sia presente sul web per testimoniare il fatto che i nativi navajo siano riusciti ad affermare uno dei loro diritti naturali, cioè quello di poter gestire il patrimonio culturale tradizionale, mantenendo in vita le proprie credenze e soprattutto il proprio linguaggio.
A tal fine è nato un sistema educativo autonomo e legittimato da quello americano dominante. Infatti, tra le varie informazioni generali è tenuto ben in evidenza il fatto che il College sia accreditato dall’American Association of Community and Junior Colleges.
 

 

bulletNAVAJO TRIBAL COUNCIL
www.primenet.com/~dineh

Sito autogestito all’interno del quale è possibile sottoscrivere petizioni e dove vengono presentate proposte di legge al governo degli Stati Uniti.
In particolare viene presentato un "Accomodation Agreement" in cui si denunciano le parzialità dei criteri di partizione delle terre dei Dinè (Navajo).

 

bulletNAVAJO SANDPAINTING CEREMONY
wwwl.geocities.com/RainForest/5292/sandpntc.html

Esempio rappresentativo di sito dedicato alla divulgazione di cerimonie o rituali tipici della cultura navajo.
Non si tratta di un sito di denuncia bensì di informazione ed autorappresentazione culturale.
Oltre alla cerimonia tradizionale del sandpainting, si possono trovare notizie interessanti sulla figura del "Medicine Man" e sulle sue funzioni tradizionali nei luoghi definiti come "diñeah", cioè quelli che per la cultura nativa sono indicati come le "terre sacre". È utile per connotare le attività di autodeterminazione e riscatto culturale di questo popolo che, ancora oggi, deve lottare per mantenere la supremazia politica nei propri territori, oltre che per affrancarsi dalla povertà, senza abbandonare le proprie attività sociali ed economiche tradizionali.

  

bulletNAVAJO NATION
cristal.ncc.cc.nm.us/~vino/NN/

Sito autogestito di cultura navajo.
E’ suddiviso per categorie generali e presenta:
- progetti di sviluppo;
- comitati per sostenere campagne di sensibilizzazione;
- tematiche sociali e d’informazione sugli ultimi avvenimenti e sulle prossime iniziative dell’associazione;
E’ un sito molto ben organizzato che permette di accedere a numerose pagine interessanti.
Il suo fine dichiarato è quello di informare e coinvolgere attivamente l’opinione pubblica.

 

bulletDINÈ ALLIANCE
www.primenet.com/~dineh/index.html

Sito autogestito la cui struttura delle pagine è in continua "costruzione" e che si pregia di avvalersi di molteplici collaborazioni esterne.
Sostiene in particolare la lotta dei Navajo contro l’estinzione sia fisica sia culturale, e si batte per mantenere vivi i loro valori e le loro antiche tradizioni.

  

bulletJOURNAL OF NAVAJO EDUCATION (index to volume VIII)
cristal.ncc.ccnm.us/~djm/JNEVIII.html

Il giornale di formazione del Navajo è sostenuto da un’organizzazione non profit tribale dedicata a promuovere la comunità e la formazione tribale.
A quest’indirizzo è possibile trovare un indice relativo agli articoli riguardanti la questione dell’educazione bilingue dei Navajo e riguardanti altri temi di attualità (ad es. i programmi di educazione specifici per disabili).
Alcuni articoli sono dedicati al tema dell’autodeterminazione ed alla denuncia.

 

bulletBANKS HELPS HOUSE THE NAVAJO NATION
www.nw.org/pubblications/stonesoup/vonl/artcl7.html

Articolo interessante che denuncia le condizioni di estrema povertà dei Navajo, ed in particolare le precarie strutture abitative in cui molte famiglie sono costrette a vivere. Viene espressamente chiesto di prendere posizione a riguardo e si richiedono anche aiuti economici.
L’autrice dell’articolo si chiama Judith Dailey.

 

bulletFACTS ABOUT NAVAJOLAND
cyberport.com/n.m/fact.html

E’ un sito indipendente che con la sua presenza sul web intende fornire notizie sulla popolazione indigena, sulla cultura nativa e sui problemi che affliggono questo popolo da innumerevoli anni.
Lancia campagne d’opinione e denuncia le condizioni precarie della maggior parte dei residenti delle riserve.
Chiede esplicitamente di sostenere la causa del loro popolo aiutando le famiglie più disagiate.

 

bulletTSEYI HERITAGE CENTER
crystal.ncc.nm.us/~vino/NN/tseyi.html

La presenza sulla Rete di quest’organizzazione non-profit mira al mantenimento delle radici culturali del popolo navajo.
Anch’essa denuncia aspramente le condizioni di povertà delle famiglie indigene.
E’ dotata di una home page che immediatamente fornisce un’informazione chiara e sintetica.
Promuove azioni antigovernative e sostiene numerose campagne d’informazione.

 

bulletDINÈ C.A.R.E.
crystal.ncc.cc.nm.us/~vino/NN/dineCARE/html

Organizzazione non-profit che si batte per il mantenimento e la rivalutazione dei valori culturali degli indiani navajo, oltre che per preservare ecologicamente il territorio.
Si proclama contro lo sfruttamento della foresta e sostiene il sistema tradizionale indigeno come l’unico veramente in grado di mantenere la giusta armonia tra uomo e natura.

 

bulletNAVAJO WAY
crystal.nc.cc.us/~vino/NN/Navajoway/nw.html

Associazione non-profit autogestita che fornisce assistenza tecnica ed economica a tutte le organizzazioni di volontariato che sostengono i residenti navajo.

 

bulletTHE NAVAJO MEDICINE WOMAN SITE
www.cybertrails.com/navmedwoman/

Interessante sito indigeno in cui vengono illustrati i rituali della medicina tradizionale e dello sciamanismo navajo.
Anche questo sito assolve principalmente ad una funzione informativa ed autorappresentativa, oltre che di sostegno nei confronti di un sistema culturale subalterno, messo sempre più in crisi dall’avanzare del progresso tecnologico.

 

bulletARTICOLI SULLA QUESTIONE DELLA PARTIZIONE DELLE TERRE NAVAJO
bioc09.uthscsa.edu/natnet/archive/nl/9503/0048.html

A questo indirizzo è possibile trovare interessanti articoli di denuncia circa la questione delle arbitrarie partizioni operate dal governo statunitense e contro le quali lottano la gran parte delle associazioni indigene navajo.

 

bulletALTRI ARTICOLI DI DENUNCIA
www.primenet.com/~sdn/articles/greyl.html

Quest’indirizzo offre una rassegna di articoli che affrontano le tematiche sociali e di denuncia più ricorrenti.

 

 

Gli anni ‘60-’70 videro la rinascita delle opportunità di sviluppo all’interno delle riserve.
Lo Utah Navajo Development Council, un’organizzazione non profit, progettò di rendere disponibile anche per i Navajo lo sviluppo economico, sanitario e scolastico.
Questa intenzione divenne particolarmente pressante quando in seguito al censimento del 1980, risultò che il gap tra le condizioni di vita dei Navajo e degli anglo-americani era abissale e doveva essere necessariamente ridotto.
Furono costruite così, negli anni ‘70-’80, due nuove scuole superiori all’interno della riserva, riducendo così l’inadeguatezza del sistema scolastico ed evitando agli studenti ben otto ore al giorno di viaggio prima necessarie per raggiungere l’edificio scolastico.

QUALE FUTURO?

 

Oggi i Navajo accettano i cambiamenti e, in qualche circostanza li incoraggiano.
Questa nuova tendenza è testimoniata peraltro dal fiorire dei siti di cultura navajo sul Web, i quali mirano a sostenere le battaglie per il rafforzamento del "Navajo awareness".
Molti anziani vogliono che i più giovani ottengano una buona educazione ed un buon lavoro, ma essi desiderano anche che i giovani rimangano vicino casa, e mantengano quei forti legami familiari che costituiscono un tema di estrema importanza per la cultura navajo.

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(Notizie storiche reperite dal sito Internet: www.navajoindians.html)

 
Eidetica: Riscatto culturale: I Navajo, a cura di Paola e di Giuliano Tescari, Dipartimento di Antropologia, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino
 

 

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