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Riscatto culturale

 

Yanomami 2


SOMMARIO

SITI YANOMAMI

CENNI STORICI

 

 

 

Gli Yanomami:

Il popolo della Luna.

 

Prefazione

Il lavoro che presento è il frutto di tre mesi di navigazione su Internet, scanditi settimanalmente dagli incontri sulla chat della comunità Riscatto Indigeno. L’esperienza di questo seminario è stata formativa sotto molti aspetti, illustrati anche nella relazione conclusiva presentata al resto della tribù. Ciò che alla tribù non ho potuto dire sono le emozioni che ho provato nel concretizzare questo lavoro in una relazione scritta. Solo scrivendo e riflettendo più volte sui contenuti da inserire e sulla loro forma, posso dire di essermi avvicinato un po’ a questa popolazione: gli Yanomami. Ora il loro nome mi incute rispetto e al contempo continua a far crescere in me quel senso di impotenza che forse e soprattutto era alla base della mia iscrizione al seminario: è una sensazione che provo da anni, forse che gli stessi studi da me compiuti hanno contribuito a far nascere. Ogni volta che dai mass media apprendevo notizie spaventose riguardanti popolazioni indifese, aggredite, massacrate, mi sentivo parte in causa ma non dalla parte dei buoni, sempre da quella dei cattivi. Non so chi né come mi ha insegnato a non giocare a scarica barile e soprattutto a considerare che c’è un po’ di me in tutto quello che mi succede intorno. Forse questo non è totalmente vero, ma io sono stato formato in un ambito decisamente cognitivista: costruzione sociale della realtà, etnografia etnometodologica, sensemaking e organizing, pragmatica cognitiva, ed altri concetti simili, usando i quali non è così facile tirarsi indietro. Mi sentivo dalla parte dei cattivi perché analizzavo la cosa dal punto di vista politico-economico: il capitalismo è un mostro che fagocita tutto quello che trova sulla propria strada; io sono in un Paese occidentale e ragiono e lavoro per e come un paese occidentale; le responsabilità del capitalismo sono anche mie.

Dopo questo lavoro, i miei sensi di colpa non sono certo svaniti, ma hanno acquistato "intelligenza". Sostenere in una relazione d’esame che un senso di colpa può essere intelligente, forse è un po’ rischioso, ma ciò che intendo dire è che ora mi sento responsabile sì ma attivo: mettersi al servizio di popolazioni in difficoltà non credo sia risolutivo dei problemi di quella popolazione, credo anzi che abbia una valenza maggiormente rivolta verso lo stesso occidente, serve a far discutere le persone tra loro. Ma se il lavoro svolto riuscisse a far nascere consapevolezza e rispetto in un numero adeguato di individui, si potrebbe pensare che questi stessi individui si adoperino per trasmettere la conoscenza, coinvolgendo sempre più persone ed ottenendo come risultato un numero sempre crescente di individui che se non altro non metteranno più in campo atteggiamenti scorretti.

Si può dire, in conclusione, che questo mio lavoro è stato spinto dall’egoismo, dal bisogno personale di scaricare i sensi di colpa, ma che al contempo si è accompagnato ad una apertura d’animo che mi ha consentito di ricevere alcuni dei messaggi degli Yanomami e di cercare di trasmetterli. Spesso le motivazioni reali tendono a nascondersi anche ai nostri stessi occhi, e io sono portato a non dar loro troppa importanza: ciò che secondo me conta veramente è il risultato, inteso non come arrivo ma come processo, insieme interminabile di obiettivi che diventano mezzi per raggiungere finalità più lontane. Allontanare sempre un po’ di più il confine dei propri obiettivi significa allargare e metabolizzare un’area sempre più vasta di significati e, in ultima analisi, allargare e diversificare la mappa cognitiva con la quale ognuno di noi affronta il mondo. Prima o poi le mappe di individui lontani si toccheranno e in quell’istante ogni incomprensione svanirà. Noi allievi in questo corso lo abbiamo dimostrato: è lo sforzo per la condivisione di progetti mentali che amalgama ed al contempo esalta le individualità. Ogni uomo fa la sua freccia, ogni donna fa la sua ciotola, ma poi tutte le frecce e tutte le ciotole vengono offerte a Tatéwarí.

 

Ringraziamenti

In questo lungo lavoro ho incontrato, se non fisicamente almeno virtualmente, alcune persone che voglio ringraziare sia per l’aiuto concreto che mi hanno dato, sia per quell’appoggio e sostegno morale che mi ha permesso di arrivare alla fine. Ringrazio quindi i componenti del seminario: AbsolutSvensk, Andrea, Anto, Ayllu, Degio, Gigi, Lucky, Nunutsi e Vale. E ringrazio particolarmente Marco De Poli dell’Ufficio Ricerca Indigeni Habitat Interdipendenza (U.R.I.H.I.), il quale mi ha fatto conoscere alcune persone estremamente gentili e disponibili nell’aiutarmi, tra le quali vorrei salutare Padre Gottardo Pasqualetti delle Missioni della Consolata ed Elisabetta Salvatorelli segretaria della Fondazione Internazionale Lelio Basso. Su suggerimento di Elisabetta ho contattato, e qui la ringrazio per la sua disponibilità, la professoressa Marie-Claudie Mattéi Muller, docente di linguistica presso l’Università Centrale del Venezuela. Un saluto infine a Marco Lunghini dell’Associazione Amici di Mocambo.

 

Nota sul metodo di ricerca

Come da progetto, ho cercato siti autogestiti dagli Yanomami, ma conoscendo la loro situazione ed avendone conferma dalle persone da me contattate, sono riuscito a trovare solo siti che riportano le voci degli Yanomami e che si occupano dei loro problemi. Allora mi sono mosso in due grosse direzioni: da una parte ho allargato la ricerca a quei siti che parlano dei problemi delle popolazioni della conca amazzonica, l’area geografica di mio interesse; dall’altra ho continuato a contattare persone che conoscono e lavorano per gli Yanomami.

 

Relazione

Noi siamo il popolo della Luna e il popolo della foresta. Quando tutti gli Yanomami moriranno, sarà la morte di tutto il mondo, tutto finirà.

I bianchi pensano di rimanere sulle nostre terre! Essi non possono rimanere! Essi pagheranno molto per la morte degli Indios. La gente muore; muore il pajè. Quindi comincia a morire la Luna, cominciano a morire le Stelle, comincia a morire anche il Sole.

Discende l’oscurità perché non ci sono più Yanomami.

(Davi Kopenawa Yanomami)

 

 

Introduzione geopolitica

Gli Yanomami: o Ianomâmi. Sono un popolo costituito da diversi gruppi le cui lingue appartengono alla stessa famiglia. Gli Yanomami vivono nell’est di Roraima, nel nord dell’Amazzonia e del Venezuela, per un totale di circa 15.000 indios, anche se un censimento risulta pressoché impossibile vista la natura nomade di questi gruppi. Occupano le foreste delle serras Parima e Pacaraima, in una regione con molti fiumi e canali naturali, affluenti dei fiumi Demêni, Mucajaí, Catrimân, Uirariquera e altri. Il più importante fiume della regione è l’Orinoco, terzo fiume per lunghezza dell’Amazzonia (2150 Km). Questo fiume è stato il varco attraverso il quale invasori, avventurieri e cercatori d’oro ("garimpeiros") si sono inoltrati nei territori di questa popolazione. Le credenze dei primi bianchi parlavano infatti della presenza di oro nell’Orinoco, e dicevano che risalendolo si sarebbe giunti all’Eldorado, la città tutta d’oro, il cui sovrano si bagnava ogni giorno in un fiume d’oro, aumentando sempre più la sua potenza ed il suo prestigio.

Cultura e organizzazione sociale

Sono uno dei popoli più numerosi d’America e visto il loro profondo isolamento, riescono a mantenere il proprio patrimonio culturale precolombiano e a perpetrare le proprie tradizioni. Praticano caccia, pesca, raccolta e, in minor misura, agricoltura. Sono per la maggior parte nomadi, e questa loro caratteristica costituisce uno dei punti di maggior attrito con la popolazione non indigena: da una parte, gli Yanomami sono costretti a muoversi sempre più rapidamente da un territorio all’altro a causa dell’invasione delle terre e del disboscamento; dall’altra le popolazioni non indigene presenti vogliono rendere più controllabili gli indios in modo da poter sfruttare meglio e più intensamente le aree non ancora occupate. Gli Yanomami preferiscono l’isolamento, ma ciò comporta una ritirata sempre più difficile nei luoghi più remoti e angusti della regione. Inoltre il loro rifiuto verso ogni contatto con l’invasore e la loro indole aggressiva ed inquieta, rendono ognuno dei pochi contatti che si riescono a stabilire, pericoloso e breve. Esistono pochi documentari sugli Yanomami perché sono pochi coloro che sono riusciti a farsi accettare tra di loro, e i pochi documenti esistenti sono comunque frutto di delicate contrattazioni tra ricercatori e capi tribù.

I gruppi vanno dai 30 ai 150 individui circa e sono disseminati nel vasto territorio solcato dall’Orinoco. La ragione del basso numero di individui per gruppo è facilmente individuabile nella necessità di sopravvivere in luoghi impervi: meno persone si spostano più rapidamente e sono più facili da coordinare. La vita sociale ed economica di queste comunità è caratterizzata da un intenso movimento tra i villaggi, situati a distante che vanno dai 10 ai 100 Km lineari l’uno dall’altro, distanze percorribili camminando nella foresta per 1-5 giorni. Le relazioni sono fraterne, con scambi, matrimoni e rituali in comune. Una caratteristica che lascia perplessi però è la facilità e l’apparente mancanza di motivazione con le quali gli uomini danno vita a violenti scatti d’ira, che sfociano spesso in lotte furibonde e a volte mortali, causando fratture nel gruppo che diventano vere e proprie faide. Ciò è contrapposto al rapporto adulto-bambino, caratterizzato da amore, dolci cure e grande tenerezza.

I loro insediamenti sono costituiti da un vero e proprio fortino, circondato da palizzate circolari inclinate a 45° verso l’esterno e di 50-100 metri di diametro, disposte contro i possibili attacchi da parte di altri gruppi, ed al loro interno la vita si svolge soprattutto in comune: il "cortile", luogo nel quale si rinfranca la solidarietà di gruppo e si compiono tutti i gesti della vita quotidiana, costituisce il centro sia fisico che sociale dell’accampamento, lo spazio vitale.

Religione

Praticano lo sciamanismo e durante le feste rituali si procurano visioni con un allucinogeno chiamato Kepena. La sua assunzione avviene per insufflazione attraverso le narici e vengono utilizzate a questo scopo delle lunghe cerbottane grazie alle quali ci si introduce reciprocamente la sostanza. Nella loro cultura, i defunti ricoprono un ruolo prioritario nella trasmissione della conoscenza e delle virtù: durante i riti funebri infatti i vivi mangiano le ossa dei morti, incenerite e mescolate con pasta di banane, per raccogliere le caratteristiche positive e le virtù dello scomparso e permettere quindi a quest’ultimo di riposare in pace. Una delle tradizioni dell’uomo bianco che più ripugna gli Yanomami è quella della sepoltura: la terra pesa sul corpo del defunto e il suo ricordo e le sue conoscenze si perdono perché nessuno le fa proprie. Per iettare un loro nemico usano dire "nessuno mangerà le tue ceneri".

Storia dell’invasione e situazione attuale

Il territorio degli Yanomami cominciò ad essere invaso alla fine del 1950: la Diocesi di Rio Nero stabilì la missione Maturacá nel 1956-57, la missione evangelica dell’Amazzonia (MEVA) occupando la regione di Rio Mucajaí nel 1958, la missione nuove tribù del Brasile ebbe inizio nel 1963 e ne seguirono altre. Nel 1970 la strada perimetrale nordica tagliò tutto il loro territorio, e dopo che il progetto Radam (progetto per costruire un strada amazzonica) - 1975-76 - dichiarò l’esistenza dell’oro e di altri metalli, nella regione affluirono migliaia di cercatori d’oro (garimpeiros). All’inizio dell’invasione, nel 1987, i garimpeiros uccisero 4 Yanomami. Ora hanno creato basi di approdo per i loro aerei, campi nei quali far arrivare e raccogliere materiale tecnico, cibo, rifornimenti. Si stima che gli invasori fossero tra i 40 ed i 50mila. Dopo qualche mese di permanenza nel territorio, cominciarono a trasmettere le malattie dei bianchi alle popolazioni indigene: attraverso le punture dei mosquitos, malattie come la malaria, la tubercolosi, l’epatite, la febbre gialla e molte altre, fino ad allora sconosciute agli Yanomami, iniziarono a mietere molte vittime, tra le quali i bambini costituivano la maggior parte. Considerando la già difficile situazione vissuta da chi perde le proprie terre di riferimento, ed aggiungendo il già basso tasso di natalità vista la natura nomade di questo popolo, si può immaginare, perché è di difficile stima, quali siano state le percentuali di calo delle popolazioni indigene. Tra il 1990 ed il 1992, circa il 15% degli Yanomami sono morti; solo nel 1991 i morti registrati sono stati 175, dei quali 110 per malaria. Ma i dati sono molto sottostimati, e c’è chi parla di un numero quattro volte superiore a questo. Da allora, il Governo ha messo in campo dei programmi rivolti a questo problema, gestiti dalla FUNASA (Fundação Nacional de Saúde; vedi links sezione sviluppo - salute), dove si sottolinea tra l’altro l’attenzione che occorre rivolgere alla situazione degli indios, assai precaria sia per l’aumento vertiginoso del tasso di mortalità sia per le enormi difficoltà di contatto con queste popolazioni. Ma il cammino è duro e costellato di difficoltà e gli unici che ancora pagano le conseguenze di un’invasione spietata e fagocitante sono e restano solo gli indigeni.

Nel 1978 fu creata la Commissione del Parco Yanomami (CCPY), con sede a San Paolo, che fa campagna nazionale e internazionale per la demarcazione della terra degli indios e l’espulsione dei cercatori d’oro. Alla fine del 1980, le forze armate decisero di impiantare e consolidare il progetto strada nord per la protezione di un’estesa fascia lungo la frontiera amazzonica brasiliana. Pertanto fu proposta, tra altre misure, la costruzione di caserme e l’incentivo alle miniere aurifere nel territorio degli Yanomami. In questo modo, il territorio Yanomami, fu demarcato in un insieme di 19 piccole isole non regolari, inserite in una riserva forestale destinata a esplorazioni economiche. Questa demarcazione fu commissionata dalla procura generale della repubblica, seguendo una enfatica campagna internazionale denunciando lo spoglio del territorio Yanomami in quanto questi ultimi sono stati colpiti dalla fame e da malattie. Diversamente dalla sofferenza di tanti altri popoli indigeni, il martirio degli Yanomami fu esibito e divulgato dai mezzi di comunicazione di massa nel Brasile e nel mondo. Nel 1992, prima della conferenza mondiale dell’ambiente realizzata a Rio de Janeiro, l’allora presidente, Fernando Collor pressato dall’opinione pubblica mondiale, finalmente corresse le distorsioni della demarcazione proposta dai militari e firmò un decreto di demarcazione del territorio Yanomami contiguo, conforme all’antica proposta dei tecnici della FUNAI (Fondazione Nazionale Indigena) e del CCPY. Dal momento che la regione è ricca di minerali, permangono le grandi pressioni da parte delle imprese minerarie, delle associazioni dei garimpeiros e dei settori dell’economia dello stato del Roraima, nel senso di rivedere l’attuale demarcazione del territorio Yanomami, promuovendo così ancora una volta un etnocidio nella storia indigena nazionale. Il problema resta la difficoltà di far rispettare queste demarcazioni perché i nemici degli Yanomami solo molti e molto determinati: militari; politici arrivisti che per ottenere l’appoggio delle grandi lobby brasiliane e venezuelane non esitano a compiere azioni illegali verso gli indios; grandi compagnie minerarie brasiliane, americane, tedesche, giapponesi che hanno un grande interesse a cercare di cambiare questa legge. Inoltre c’è la stessa gente non indigena che abita i territori attigui quelli degli Yanomami, cittadini di origine portoghese ad esempio, che provano sentimenti di odio e razzismo verso gli indios. I delitti contro le popolazioni indigene vengono spesso ignorati e comunque non puniti come i delitti verso i bianchi; nelle città della zona (Roraima) i bianchi spesso si riferiscono agli indios usando il termine "bishus", che significa animali, accusandoli di essere dei buoni a nulla, che passano il loro tempo a mangiare e dormire, li accusano di non essere produttivi. Occorre sbarazzarsi degli indios così da poter abbattere le foreste ed incrementare le vendite.

L’uomo bianco

Gli Yanomami sono uno dei gruppi etnici più antichi dell’America del Sud e nel corso della loro storia millenaria non si sono legati geneticamente con alcuna altra etnia indigena amazzonica.

I modelli culturali elaborati dagli Yanomami nel corso della storia hanno permesso loro di vivere in un ambiente ostile mantenendosi nel contempo in sintonia con la natura, nell’orgogliosa consapevolezza di essere un popolo libero e ricco, autore creativo di un’elaborata mitologia, custode e profondo conoscitore dei segreti della propria terra.

L’uomo bianco ha sovvertito questo equilibrio.

Accolto come un antico fratello che secondo il mito ritornava a rendere partecipi gli Yanomami dei doni acquisiti, egli si è posto sin dall’inizio in una posizione di superiorità e di disprezzo, non volendo riconoscere la legittimità di un modello di vita e di sviluppo diverso dal proprio e considerando gli Indios esseri primitivi da "civilizzare", quando non da eliminare.

Davi Kopenawa Yanomami: "… io voglio parlare dando il messaggio di Omai. Omai è il creatore degli Yanomami, e ha creato anche tutti gli shabori (sciamani). Gli shabori sono coloro che hanno la conoscenza, e hanno mandato due di noi per trasmettere il messaggio. Il messaggio è fermare la distruzione, smettere di prendere i minerali da sottoterra, smettere di estrarre l’acciaio e smettere di costruire strade (che attraversano la foresta). Noi sentiamo che molte ricchezze sono già state portate fuori dalle terre indigene, e molte di queste ricchezze stanno invecchiando e diventando inutili, e sarebbe molto meglio se il governo brasiliano desse queste ricchezze ai poveri del Brasile. Il nostro lavoro è proteggere la natura, il vento, le montagne, le foreste, gli animali, e questo è ciò che vogliamo insegnare a voi, gente …".

 

 

 

Elenco degli indirizzi Internet selezionati.

 

 

Sezione diritto e legalità

http://www3.satnet.net/coica/

 

COICA: Coordinadora de las Organizaciones Indigenas de la Cuenca Amazónica

Per la vita, il territorio e la cultura dei popoli indigeni amazzonici.

La sua fondazione, avvenuta a Lima, Perù, nel 1984, è il riflesso della necessità dei popoli originari dell’ "ultimo polmone del pianeta" di raggrupparsi in difesa dei propri diritti e per la sopravvivenza della propria cultura; inoltre è nata per dare la possibilità ai popoli indigeni di dialogare e confrontarsi sulle rispettive esperienze, al fine di rendere disponibili a chiunque i risultati raggiunti riguardo a problematiche comuni a tutto il territorio.

Questi sono alcuni degli ambiti di lavoro ed azione della COICA:

bulletDemarcazione e legalizzazione dei territori indigeni.
bulletRiscatto e rivitallizzazione della cultura tradizionale.
bulletEducazione agli idiomi indigeni.
bulletUniversità Indigena Amazzonica.
bulletSviluppo economico autonomo e sostenibile.
bulletDefinizione delle strategie economiche dei popoli indigeni.
bulletRiconoscimento del patrimonio intellettuale indigeno.
bulletDichiarazione dei diritti indigeni dell’ONU e OEA e foro permanente indigeno all’ONU.
bulletRelazioni con la banca multilaterale e organismi internazionali (OEA, ONU, TCA).
bulletRelazioni con organizzazioni internazionali di conservazione (UICN, WWF).
bulletPartecipazione ad alleanze internazionali (Alianza Mundial de Pueblos indígenas, Alianza del Clima, Coalición Ambientalista del Norte).
bulletPolitica di certificazione per uno sfruttamento moderabile dei boschi tropicali.
bulletTerritori indigeni e aree protette.
bulletPolitica indigena riguardante l’impatto dell’esportazione mineraria e petroliera.

http://www.oneworld.org/sejup/index.htm

 

Serviço Brasileiro de Justiça e Paz. Servizio Brasiliano di Giustizia e Pace

 

SEJUP è stato fondato nel 1991 e si è specializzato nella preparazione di notizie e rapporti in Inglese riguardanti i temi dei diritti umani e temi sociali del Brasile: questione indigena, sviluppo, situazione delle donne, violenza, bambini, chiese e religioni, movimenti politici, ecc..

Così, noi speriamo di servire come ponte tra le organizzazioni politiche brasiliane che usano il Portoghese come lingua ufficiale e gli individui del resto del mondo interessati a questi temi.

http://www.cidh.org/index.htm

 

IACHR: Commissione Inter-Americana per i Diritti Umani; è un sito molto ricco ed importante, di natura giuridica, fondato sui principi affermati nell’American Declaration of the Rights and Duties of Man, documento stilato a Bogotà, Colombia nell’Aprile del 1948, il primo reale documento internazionale redatto a favore dei diritti umani. Più specificatamente

http://www.cidh.org/countryrep/brazil-port/Cap%206.htm

 

situazione dei diritti umani in Brasile.

http://www.docip.org/index.html

 

Centro di Documentazione, di Ricerca e di Informazione dei Popoli Autoctoni – Ginevra.

Il doCip è un’organizzazione di servizio destinata a promuovere e facilitare il lavoro di rappresentazione autoctona all’interno del sistema delle Nazioni Unite.

Il doCip ha per principio il rispetto dell’autodeterminazione dei Popoli autoctoni: esso non interviene che in favore di quei popoli che domandano di poter rappresentare se stessi, fornendo loro solo il supporto tecnico.

Il doCip è costituito da un comitato esecutivo e da un’équipe di collaboratori, per la maggior parte volontari, dalle origini culturali diverse e poliglotti (spagnolo, inglese, francese, portoghese e russo).

È un sito molto importante ed autorevole.

Alla pagina links trovi:

http://www.gn.apc.org/iaip/

Alianza Mundial de los Pueblos Indigenas-Tribales de los Bosques Tropicales.

La I.A.I.P. è la rete mondiale delle organizzazioni dei Popoli Indigeni e Tribali che vivono nelle regioni tropicali di Africa, Asia e delle Americhe. L’Alleanza fu fondata nel 1992, durante una conferenza indigena in Malesia, all’interno della quale venne approvata la Dichiarazione dell’Alleanza.

http://www.cimi.org.br/

Il Cimi (Conselho Indigenista Missionário), organismo annesso alla CNBB (Conferência Nacional dos Bispos do Brasil) che deve la sua creazione al lavoro missionario della Igreja Católica, è stato creato nel 1972. Fin dalla sua fondazione il Cimi si è impegnato nella risposta ai problemi di natura politica, economica e culturale della causa indigena. Grazie alla dimensione politica assunta in difesa delle popolazioni indigene, il Cimi ha guadagnato notorietà dentro e fuori il paese, diventando un importante organo di informazione, divulgazione e impegno costanti.

Ampia la pagina links, che rimanda a numerose organizzazioni impegnate nella causa dei popoli indigeni.

 

http://www.socioambiental.org/website/sociamb/index.html

 

L’Instituto Socioambiental é un’associazione civile di diritto privato, senza fini di lucro, fondata per proporre soluzioni in maniera integrata a questioni sociali ed ambientali. Il suo obiettivo principale è quello di difendere beni e diritti sociali, collettivi e diffusi relativi all’ambiente, al patrimonio culturale, ai diritti umani. Dedica parti del proprio sito anche al FUNAI (Fondazione Nazionale Indigena) e ai problemi della deforestazione.

http://www.grisnet.it/filb/filbita.html

 

Fondazione internazionale Lelio Basso – per il diritto e la liberazione dei popoli

La Fondazione nacque negli anni ‘70 a seguito dell’esperienza delle sessioni dei Tribunali Russell I e II, quando fu chiaro a Lelio Basso, relatore e membro della giuria, e ad altri studiosi di diverse nazionalità, che non bisognava limitarsi a verificare i fatti e il rigore delle testimonianze addotte, ma che era necessario un lavoro continuativo di natura storico-giuridica per risalire alle cause che producono i casi di violazione dei diritti umani, e per leggere in una nuova chiave i tentativi di liberazione dei popoli.

La Fondazione, che si costituì formalmente con la Dichiarazione universale dei diritti dei popoli ad Algeri il 4 luglio 1976, opera da allora sulla base di programmi di natura politico-culturale (ricerche, seminari, convegni, pubblicazioni…) studiando su un piano giuridico e storico, ma anche economico, sociale ed antropologico, le formulazioni giuridico-politiche che sostanziano il Diritto dei popoli: lo scopo è quello di contribuire all’elaborazione dei principi che devono regolare un nuovo ordine di rapporti volti a favorire la pace, in quanto basati non più sull’egemonia, ma sull’interdipendenza.

Al suo interno:

http://www.grisnet.it/filb/inforgra.htm

 

gruppo ricerca amerindiani. Attivo dal 1982, ha costituito un polo di attrazione per vari giovani ricercatori provenienti prevalentemente dallo studio delle discipline etno-antropologiche. Spinti da una sensibilità comune, hanno ritenuto giusto considerare i popoli che indagavano non come semplici oggetti di studio, bensì come soggetti, capaci di confrontarsi con l’occidente e determinare il proprio futuro. Nel corso delle ricerche è emerso come punto cruciale la questione dell’elaborazione delle norme internazionali riguardanti le popolazioni indigene. In questo ambito ogni anno alcuni ricercatori partecipano ai lavori dei vari organi delle Nazioni Unite che si occupano dei popoli indigeni, seguendo con particolare attenzione la stesura della Dichiarazione universale per i diritti dei popoli indigeni. Un’attenzione speciale è stata anche rivolta alla genesi dell’accordo 169 da parte dell’ILO (International Labour Office), così come sono seguite costantemente le politiche di FAO, OMS e Banca Mondiale nei confronti dei popoli indigeni.

Interessante la biblioteca.

http://www.nativeweb.org/

vedi sezione sviluppo – educazione

http://abyayala.nativeweb.org/

Dall’indice delle "regioni geografiche" prendi "Sud America" e lì trovi:

http://indian-cultures.com/Cultures/yanomamo.html

 

sito dedicato alle culture indigene. vedi sezione cultura – generale

 

SEZIONE CULTURA

In generale

 

http://abyayala.nativeweb.org/

Dall’indice delle "regioni geografiche" prendi "sud America" e lì trovi:

http://indian-cultures.com/Cultures/yanomamo.html

 

sito dedicato alle culture indigene. Questa pagina parla degli Yanomami: la situazione attuale, la storia, la cultura. È un sito enciclopedico, ricco di informazioni di qualsiasi tipo; addirittura vende via Internet manufatti delle popolazioni di cui parla, Yanomami compresi. Assolutamente da visitare.

Inoltre dà molti links di approfondimento tra i quali:

http://gbms01.uwgb.edu/~galta/mrr/yano/yano.htm

 

sito molto bello che parla di tutto l’universo degli Yanomami:

bulletMappe geografiche
bulletSistema di credenze: miti, magia, religione
bulletVita sociale e sistema di parentela
bulletLingue e Linguaggi
bulletEconomia ed Ecologia
bullet"Yanomami Oggi"
bulletBibliografia

http://www.umanitoba.ca/anthropology/

 

Dipartimento di Antropologia University of Manitoba Winnipeg, Canada. Pagina ricca di progetti, articoli, iniziative riguardanti molte regioni del mondo. Particolarmente interessante la pagina dedicata alla Parentela ed Organizzazione Sociale:

http://www.umanitoba.ca/anthropology/tutor/kinmenu.html

 

dalla quale si va tra gli Yanomami:

http://www.umanitoba.ca/anthropology/tutor/case_studies/yanomamo/

 

le pagine sono molto ben curate, di taglio accademico, ed esaustive, con i termini più tecnici "linkati" e spiegati in apposite pagine.

 

http://www.popnet.it/mocambo/default.htm

 

Nel 1990 Alberto Macchioni e Nancy Menozzi conobbero, grazie alla loro amicizia con Padre Augusto Gianola (che condivise fino alla morte, la vita e le speranze dei Caboclos), la comunità Indio-Caboclo di Sao Tomè, sul Lago Mocambo. L’anno seguente i due reggiani decisero che il loro destino sarebbe rimasto legato per sempre a quella gente. Lasciarono così il lavoro (Nancy era stilista, Alberto veterinario), gli amici e i parenti, per condividere fino in fondo la loro vita con persone materialmente povere, ma estremamente profonde, semplici, "pulite" e piene di vita.

Il progetto dell’Associação Amigos do Mocambo si propone di preservare l’originario modo di vita di questo popolo, potenziandone l’autosostentazione alimentare e sanitaria, favorendo l’alfabetizzazione e il recupero della propria cultura indio-caboclo.

freeweb.aspide.it/freeweb/marcos/umanita/1.htm

sito ricco di leggende degli indios dell’Amazzonia e di molte notizie su disboscamento, riti di iniziazione, adolescenti ed anziani.

 

Arte

 

http://www.museumsmeilenfest.de/ausstellungen/orinoko/1e.htm

 

esposizione di opere d’arte degli Yanomami.

 

Letteratura

http://socsci.smith.edu/dept/calc/calc.html

 

Nel 1998 Issue One of Amazonian Literary Review (ALR) è stato pubblicato per la prima volta. Questo giornale è il primo nel suo genere all’interno dell’area linguistica inglese. Fondato e pubblicato dal Center for Amazonian Literature and Culture con sede al Smith College, esso mira a fornire un forum specializzato per scrittori che provengono dalle regioni amazzoniche di Brasile, Bolivia, Peru, Ecuador, Colombia e Venezuela.

 

http://www.indigenouspeople.org/natlit/italian.htm

 

Per chiunque fosse interessato alla letteratura dei popoli indigeni, questo sito offre un’ampia panoramica su tutta l’America. Qui ho riportato l’indirizzo della pagina in italiano.

 

Lingua

http://www.abyayala.org/Linda

 

sito dedicato alle lingue indigene dell’Amazzonia. È disponibile un elenco dei professori e ricercatori coinvolti nello studio dei gruppi amazzonici (con relative e-mail).

 

SEZIONE SVILUPPO

In generale

http://www3.satnet.net/coica/

 

COICA: Coordinadora de las Organizaciones Indigenas de la Cuenca Amazónica

vedi sezione diritto e legalità

http://www.amanakaa.org/

 

Amanaka’a è un’associazione che lavora in diretto contatto con i leaders amazzonici per supportare i loro progetti riguardanti la sopravvivenza, i diritti umani, l’ambiente, la salute, lo sviluppo sostenibile, l’educazione e molto altro.

http://members.planet.it/freewww/mauri/

Yara: associazione italiana per la collaborazione internazionale. Interessante la sezione "i nostri partner" perché fa un quadro generale di alcune associazioni native impegnate in vari campi (ACOPIAMA - Associazione di consulenza e ricerca indianista dell’Amazzonia; SOPREN - società di preservazione delle risorse naturali; COIAB - Coordinamento indigeno dell’Amazzonia Brasiliana; CGTSM - Conselho Geral da Tribu Sateré-Mawé, associazione politicamente rappresentativa del Popolo Sateré-Mawé; AMISM - associazione delle donne indigene Sateré-Mawé’; AMARN - associazione delle donne indigene dell’alto Rio Negro; CIM - Conselho Indìgena Mura).

http://www.popnet.it/mocambo/default.htm

 

Associação Amigos do Mocambo

vedi sezione cultura – generale.

 

 

Educazione

 

http://www.orinoco.org/apg/loindex.asp?lang=en

 

Fondata da Patty e Gustavo Cisneros, in associazione con il Cisneros Group of Companies, la Fundación Cisneros supporta programmi innovativi che abbiano come focus l’America Latina ed in particolare i temi dell’educazione, della cultura, della sanità e dello sviluppo.

Con sede a Caracas, Venezuela, la Fundación Cisneros rispecchia completamente la visione dei suoi fondatori, Patty e Gustavo Cisneros. Attraverso iniziative mirate e alleanze strategiche, la fondazione cerca di arricchire la vita degli individui passando per la costruzione di piani d’investimento a lungo termine per programmi educativi locali, regionali ed internazionali.

http://www.cwis.org/cwisinfo.html

 

Il Center for World Indigenous Studies (CWIS) è un’organizzazione non-profit indipendente di ricerca ed educazione. È dedicata all’incremento della comprensione e valutazione delle idee e conoscenze dei popoli indigeni ed alle realtà sociali, economiche e politiche delle nazioni indigene. Il Center incoraggia il dialogo tra i popoli attraverso la pubblicazione e distribuzione di documenti scritti e orali principalmente derivanti dalle Nazioni del Quarto Mondo. Un importante obiettivo del CWIS è quello di stabilire delle cooperazioni tra popoli e aiutare relazioni democratiche internazionali tra popoli e tra questi e gli Stati moderni.

http://www.nativeweb.org/

NativeWeb è un’organizzazione educativa internazionale non-profit, dedicata all’utilizzo delle tecnologie telematiche e quindi anche di Internet allo scopo di raccogliere il maggior numero di informazioni provenienti da, e riguardanti, i Popoli indigeni. Inoltre si propone di promuovere il dialogo tra popoli nativi e non nativi e la diffusione delle nuove tecnologie tra quelle popolazioni che grazie ad esse potrebbero avere propri e diretti spazi di discussione, incontro e confronto.

 

Cultura

http://www.abyayala.org/abyayala/indexay.html

 

Centro Culturale ABYA-YALA: 25 anni per l’identità dei Popoli.

È un’istituzione privata senza fini di lucro con 25 anni di lavoro nell’ambito delle questioni indigene dell’America Latina. Incominciò la sua attività nel 1975 e fu approvata ufficialmente mediante l’Acuerdo Ministerial numero 602 del 15 Maggio 1986.

Le sue finalità sono:

bulletRiscattare, documentare e diffondere i valori culturali dei popoli indigeni.
bulletSensibilizzare la società riguardo la situazione indigena in tutti i suoi aspetti: giuridici, territoriali, educativi, ecc.
bulletPromuovere iniziative accademiche riguardanti il dibattito sulla questione indigena ed il diritto, mediante pubblicazioni, centri di documentazione, congressi, symposium e centri universitari e accademici.

Il Centro Cultural Abya-Yala accompagna, asseconda e coordina un alto numero di persone dedicate a promuovere il rispetto ai diritti ed ai valori indigeni.

http://icci.nativeweb.org/presentacion.html

 

ICCI: Instituto Científico de Culturas Indígenas.

L’ICCI punta alla costruzione di una società culturale, politica ed economica plurale, basata sull’armonia tra uomo e natura. L’ICCI è una rete che si dedica alla sistematizzazione delle culture dei popoli indigeni, monitorate, apprese e diffuse, ridando vitalità alle identità individuali e collettive. Attualmente presta assistenza tecnica ad entità pubbliche e private impegnate in attività di relazione con popoli indigeni, orientando la propria opera al superamento della marginalizzazione.

http://www.spt-tca.org/letter.htm

 

L’Amazon Cooperation, trattato firmato il 3 Luglio 1978 tra Bolivia, Brazil, Colombia, Ecuador, Guyana, Peru, Suriname e Venezuela è stata protagonista di un fruttuoso impegno riguardante la promozione e la conservazione delle culture dell’America Latina, nonché di programmi di sviluppo sostenibile.

 

Salute

 

http://www.fns.gov.br/

Organo esecutivo del Ministero della Salute brasiliano che si occupa della salute delle popolazioni indigene.

In particolare:

http://www.fns.gov.br/ind/ind00.htm dove vengono spiegati i programmi e gli intenti della Fundação Nacional de Saúde – FUNASA e dove si sottolinea l’attenzione che occorre rivolgere alla situazione degli indios assai precaria, sia per l’aumento vertiginoso del tasso di mortalità sia per le enormi difficoltà di contatto con queste popolazioni.

SEZIONE AMBIENTE

http://www.socioambiental.org/website/sociamb/index.html

 

Instituto Socioambiental vedi sezione diritto e legalità

http://www.igc.org/ran/index.html

Si occupa di vari problemi tra cui la deforestazione. Cercando nel motore di ricerca interno "Yanomami", si aprono interessanti pagine. Inoltre interessante il "Tribal links".

http://www.amazonia.net/full-index.htm

Bel sito che parla di molti argomenti: situazioni attuali, proteste, deforestazione, ecc. Interessanti i link: "countries and regions"; "amazon peoples"; "land issues".

http://rain-tree.com/news2.htm

 

Sui problemi della deforestazione.

 

DENUNCIA E INIZIATIVE

http://nativenet.uthscsa.edu/archive/nl/9311/0005.html

 

Indicazioni sulle azioni pro Yanomami da intraprendere e resoconto della visita a New York di Davi Kopenawa Yanomami (1993).

http://www.survival.org.uk/index2.htm

 

Survival è l’unica organizzazione a livello mondiale che supporta i popoli indigeni attraverso campagne pubbliche. È stata fondata nel 1969 dopo un articolo di Norman Lewis apparso sul UK’s Sunday Times che portava alla conoscenza massacri, appropriazioni illegali e violente delle terre degli indigeni, genocidi perpetrati nell’Amazzonia brasiliana.

Oggi, Survival ha supporters in 82 Paesi. Lavora per i diritti dei popoli indigeni in tre direzioni complementari: campagne, educazione e finanziamenti. Si lavora a stretto contatto con le organizzazioni indigene locali, focalizzando sui quei popoli che hanno subito i maggiori danni.

 

http://www.amazonia.net/full-index.htm

vedi sezione ambiente

http://www.desaparecidos.org/main.html

 

Il Proyecto Desaparecidos è un’iniziativa di diversi organismi ed attività per i diritti umani, con lo scopo di mantenere la memoria e incalzare la giustizia a fare il suo corso. È un luogo dove poter conoscere e ricordare le vittime del terrorismo di stato in America Latina e nel mondo.

È un luogo per conoscere chi sono stati e chi sono oggi i sequestratori, i torturatori, gli assassini ed i loro complici colpevoli della sparizione di migliaia di persone.

Il Proyecto Desaparecidos non appartiene a qualcuno in particolare, appartiene a tutti.

 

ORGANIZZAZIONI VARIE

http://www.amazoncoalition.org/index.htm

 

Amazon Alliance for Indigenous and Traditional Peoples of The Amazon Basin

L’Alleanza amazzonica per i popoli indigeni, e le loro tradizioni, del bacino amazzonico è un’iniziativa nata dall’incontro tra indigeni e popoli tradizionali dell’Amazzonia e gruppi e individui che si vogliono impegnare per il futuro dell’Amazzonia e dei suoi popoli. È composta da più di ottanta organizzazioni non governative che vanno dal "Nord" al "Sud".

http://www.unimondo.org/MissCons/index.html

 

Le Missioni della Consolata sono impegnate in molte regioni del mondo piene di sofferenza, degrado, sfruttamento. Tra queste c’è anche la Roraima, una delle regioni abitate dagli Yanomami. Le Missioni hanno un sito di informazione all’indirizzo riportato che può essere considerato come una fonte dalla quale ricevere informazioni di prima mano riguardanti molte zone "calde" del mondo. In particolare http://www.unimondo.org/MissCons/1998/m_04_009.html

http://members.planet.it/freewww/mauri/

Yara: associazione italiana per la collaborazione internazionale. vedi sezione sviluppo – generale

http://www.ntb.it/yanomami/yano_00.html

 

Gruppo di Appoggio Yanomami

c/o Paola Fiorio Ceria Strada Regione Croce, 15 bis

13051 BIELLA BI - ITALIA

"Riteniamo che impegnarsi nella lotta per la sopravvivenza degli Yanomami possa assumere oggi un significato più ampio di ribellione contro le tante ingiustizie compiute nel nome del "progresso" da chi detiene il potere politico, economico, culturale.

Significato che trascende, a nostro parere, ogni bandiera politica e religiosa."

Disponibili: Materiale informativo - Video - Dia - Mostre fotografiche

http://www.popnet.it/mocambo/default.htm

 

Associação Amigos do Mocambo vedi sezione cultura – generale

 

DOCUMENTI VARI E DOCUMENTAZIONE

 

http://abyayala.nativeweb.org/

 

Questo sito presenta informazioni riguardanti i popoli indigeni di Mexico, Central e South America.

"Abya Yala" significa "Il Continente della Vita" nella lingua del popolo Kuna, Panama e Colombia. Il leader degli Aymara, Takir Mamani, ha suggerito di utilizzare questo nome (col quale i Kuna indicano il territorio americano nella sua completeza), ed ha proposto che tutti i popoli indigeni delle Americhe lo utilizzino in tutti i documenti scritti e orali. "Usare un nome straniero per le proprie città, le proprie nazioni, il proprio continente, equivale ad assoggettare la propria identità a quella degli invasori". La sua proposta è stata recepita favorevolmente da vari settori.

La sezione di questo sito riguardante i popoli indigeni è stata dedicata in gran parte agli interventi originali delle popolazioni di varie parti del mondo.

Da http://abyayala.nativeweb.org

http://www.sscf.ucsb.edu/~cejal/

 

sito curato da un gruppo di studenti che nell’estate del 1998 ha percorso un tratto del fiume Orinoco (Venezuela), visitando e studiando alcuni villaggi Yanomami.

http://www.greenbuilder.com/mader/planeta/1197/1197yanomani.html

"At the Yanomami’s" by Beata Pawlikowska (1997): altra esperienza diretta di questa ricercatrice, sulle rive dell’Orinoco.

http://nativenet.uthscsa.edu/archive/nl/yanomami.html

 

Ampia scelta di articoli di nativi e non. Molti altri siti rimandano a questo.

Vedi anche http://niikaan.fdl.cc.mn.us/natnet/ dedicato alla protezione e difesa della Madre Terra e dei diritti dei popoli indigeni di tutto il mondo, in particolare http://nativenet.uthscsa.edu/

http://www.lanic.utexas.edu/la/region/indigenous/

Lanic: Latin American Network Information Center

Uno dei siti maggiormente frequentati sia per estensione degli argomenti trattati sia per completezza di materiale per ogni argomento.

Il Latin American Network Information Center (LANIC) è affiliato con l’Institute of Latin American Studies (ILAS) dell’Università del Texas – Austin.

L’obiettivo primario di LANIC consiste nel facilitare l’accesso alle informazioni presenti su Internet riguardanti l’America Latina. Il target al quale ci si rivolge comprende non solo coloro che nel mondo sono interessati alle questioni riguardanti l’America Latina, ma anche agli stessi abitanti di questa regione. Il taglio è ovviamente accademico, ma per le sue caratteristiche questo sito rappresenta una delle porte d’accesso privilegiate al mondo dell’America Latina.

http://www.lanic.utexas.edu/project/tavera/

 

Guida agli studi etnografici sulle popolazioni iberoamericane.

In particolare sul Venezuela

http://www.lanic.utexas.edu/project/tavera/venezuela/

e http://www.lanic.utexas.edu/project/tavera/venezuela/intro.html

 

http://home.sol.no/~kabra/native.html

Pieno di links interessanti su molte popolazioni indigene di tutta l’America, dal Canada alla Terra del Fuoco.

 

http://www.hanksville.org/NAresources/

 

Libreria virtuale, sezione studi indigeni. Ampia scelta nel mondo. Sezione Yanomami ampia scelta di articoli sia di nativi che di non nativi.

www.amnesty.it

 

Amnesty international è una fonte da tenere sempre presente, perché impegnata in prima linea su molti fronti e perché di solito costituisce una delle poche voci fuori dal coro alle quali ci si può affidare per conoscere una situazione lontana da noi e che quindi viene "gestita" dai mass media e dai loro controllori.

Per le CARTINE GEOGRAFICHE: www.lib.utexas.edu/ poi clicchi su PCL e poi su Maps Collection.

 

Eidetica: Riscatto culturale: Gli Yanomami 2, a cura di Michele Manocchi e di Giuliano Tescari, Dipartimento di Antropologia, Facoltà di Scienze Politiche, Università di Torino
 

 

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